Tempio e sacerdozio nel primitivo cristianesimo

di Cinzia Randazzo              

Non è impresa repentina presentare il mondo ebraico ai tempi del primitivo cristianesimo per la moltitudine di informazioni che esso ha al di dentro. Per questo motivo in questo contributo cercheremo di illustrare  il tempio e il sacerdozio.

Nonostante la dominazione romana, il giudaismo conservò il suo ordinamento teocratico-nazionale con centro spirituale in Gerusalemme, dove si situava l’unico tempio dell’ebraismo ufficiale. Tempio a Jahvè in cui operava la gerarchia sacerdotale, vertice dell’ordinamento teocratico stesso.

Da tutto il mondo ebraico, ivi compreso la Diaspora, si guardava a Gerusalemme, città sacra, ed al suo tempio. Il Tempio aveva per centro il santuario costituito da due vani tra loro intercomunicanti: uno detto “Santo“, con l’altare d’oro per i profumi, la mensa per i pani della proposizione ed il candelabro d’oro con sette bracci, ed uno detto “Santo dei Santi“, stanza misteriosamente vuota, considerata dimora del Dio d’Israele e quindi il luogo Santissimo di tutta la terra. Presso il santuario stavano tre atri o portici a vari livelli. Partendo dalla periferia il primo era detto l’atrio dei gentili che poteva essere frequentato anche dai pagani; il secondo l’atrio degli israeliti che era suddiviso in due parti; una, la più esterna per le donne, ed una per gli uomini, tutti di stirpe ebraica; il terzo l’atrio dei sacerdoti ove si collocava l’altare degli olocausti a cielo aperto.

Un complesso a piani con andamento piramidale, accessibili medianti i gradini. L’atrio dei gentili era fiancheggiato da due porticati: l’orientale “Portico di Salomone“, e l’occidentale “Portico regio“. E’ da mettere in evidenza che la designazione “di Salomone“, data al portico orientale, non aveva alcun riferimento archeologico con il tempio costruito da Salomone, che era stato distrutto nel 586 a.C. da Nabucodonosor. Infatti il tempio di cui stiamo trattando venne ricostruito nel 515 a.C. dai reduci dell’esilio babilonese, poi demolito di nuovo e ri-eretto da Erode il Grande intorno al 29-19 a.C.

L’atrio dei gentili era frequentato, luogo di convegno, da chi abitava in Gerusalemme e da chi vi passava in ragione dei propri e vari interessi, dagli affari alle questioni religiose. Ivi i dottori della legge tenevano scuola ai loro discepoli. Specialmente durante le feste ebraiche, l’atrio dei gentili diventava pubblico mercato e banco di valuta. All’angolo nord-ovest del tempio e facente corpo con esso, stava la Fortezza Antonia, fatta costruire da Erode sulla sede di una precedente torre (Flavio Giuseppe ne fa una descrizione particolareggiata in Guerre giudaiche V,243-245). Presso la fortezza Antonia che serviva al procuratore romano, di solito residente a Cesarea marittima, quando si recava a Gerusalemme, specialmente in occasione delle feste, ad esempio la pasqua, era di stanza la guarnigione militare della città.

Nel tempio dominava il sacerdozio levitico con a capo il Sommo sacerdote che, in relazione all’ordinamento teocratico dello stato ebraico, era anche il capo di tutta la nazione giudaica, riassumendo in sé l’autorità religiosa, civile e politica.

Sotto la direzione assoluta del Sommo sacerdote, accudivano all’esercizio ministeriale i discendenti della tribù di Levi, distinti in due categorie: i sacerdoti ed i semplici leviti. I primi col compito di funzioni liturgiche di culto ufficiale pubblico o per richieste di singoli fedeli, i secondi con mansioni coadiuvanti.