Tarso

Tarso

Nel presente contributo ci accingiamo a dare una panoramica sulla città di Tarso, compresa la regione della Cilicia, della quale Tarso ne è la capitale.  

Patria dell’apostolo Paolo e antica capitale della Cilicia. Città cosmopolita dalle origini che si perdono nel tempo. La regione della Cilicia, dopo aver subito varie dominazioni da parte degli Assiri, dei Persiani e dei Greci, da Pompeo Magno vincitore dei pirati, nell’anno 67 a.C., venne aggregata all’Impero romano, al quale la capitale Tarso rimase sempre fedele, tanto da ricevere particolari favori dall’imperatore Augusto.

Tarso aveva il suo porto marittimo, attivo e fiorente, chiamato Rhegma o Rhemoi, che dalla stessa città si poteva raggiungere facilmente con piccole imbarcazioni, percorrendo un breve tratto del fiume Cidno, sulle cui sponde erano insediati magazzini e arsenali.

        Gli interessi della città, da e per l’ampio entroterra e oltre, erano notevoli. Razze umane e lingue diverse si mescolavano: montanari dell’alta Cilicia (la Trachea), della Licaonia, o della Cappadocia, venivano a Tarso per commerciare ruvidi tessuti di peli di capra; come anche gli abitanti della Siria e della Mesopotamia vi giungevano tramite strade carovaniere o porti del Mediterraneo.

Tarso era pure città di cultura a livello, si può dire, di Atene e di Alessandria. Così Strabone (XIV,5,13,15): “Roma è piena di Tarsiensi e di Alessandrini”.

 Tarso cosmopolita riscontrabile anche nella religione, dove, nonostante la resistenza dei tarsiensi ancorati alla loro duplice divinità, a Tarku Signore della città e al giovane e fattivo Dio Sandon che ben presto si identificò col greco Heracleas, si sovrapposero elementi assiri e persiani. Agli abitanti della capitale della Cilicia, pur in tanto e profondo processo di ellenizzazione, non venne mai meno il carattere orientale primitivo. Ai tempi di Paolo si conservavano costumanze orientali. E’ da pensare che Paolo (1Cor 11,5sgg), quando ammoniva le donne di Corinto ad intervenire nelle riunioni religiose col velo in testa, avesse presenti tali costumanze, attestate, tra l’altro, anche da Dione Crisostomo, che nel suo “Tarsico prior” ricorda le donne di Tarso che incedono “con vereconda compostezza e ricoperte di ampi veli”.

A conservare il fondo orientale della città, contribuì molto la presenza della consistente comunità ebraica: uno dei tanti aspetti della Diaspora. Si è indotti a pensare che si trattasse di giudei ellenizzati, raggruppati in tribù particolari, i cui membri, sotto Antioco IV Epifane (cfr. II Maccabei 4,30sgg), sarebbero stati riconosciuti cittadini. Pure i romani avrebbero concesso il diritto di cittadinanza romana ai membri di una tribù. Da questo si potrebbe supporre che i nominativi citati da Paolo nella lettera ai Romani in 16,7-11.16 appartenessero ai membri di queste tribù. Altri, per quanto attiene alla cittadinanza romana di Paolo, spiegano diversamente e cioè che l’avrebbe posseduta per trasmissione diretta dal padre. Nulla però si sa del come e del quando Paolo l’avrebbe acquisita.

3. La Cilicia

La regione di cui era capitale Tarso, dal punto di vista geologico e geografico si caratterizzava, come oggi del resto, in Cilicia piana e Cilicia montana. La prima, estensione impervia e difficile tra la Catena del Tauro e il mare: ad oriente sino al monte Armano e ad occidente sino alla città di Soli; la seconda da Soli fino alla Panfilia. A Oriente due fiumi: il Saro e il Pirano (gli odierni Seihun Irmac e Dynan Nebri) ed il confine con la Siria, alla quale si accedeva attraverso due passi della Catena dell’Armano, e cioè le identificate Porte Siriache e Porte Armaniche.

La lunga catena del Tauro, non lontana dalla costa prospicente l’isola di Cipro, separa la pianura costiera dalle regioni interne dell’Asia Minore. A Oriente la catena decresce ed apre un passo, in antico chiamato Porte Cilicie; Passo che costituiva la via del commercio e di comunicazione con le zone settentrionali e orientali della stessa Cilicia, ed il cui transito, infestata com’era tale via da pedoni, ed anche a causa del rigido clima invernale caratterizzato da frequenti ed abbondanti nevicate, era possibile, salvo ragioni di forza maggiore, nel corso della buona stagione. Di questo ne dà testimonianza anche Cicerone in “Ad Atticum”, che della Cilicia fu Governatore come Proconsole negli anni 51 e 50 a.C.

Regione etnicamente eterogenea, la Cilicia, dal tempo degli Assiri in poi, conobbe la fusione di razze e culture diverse: Anatoli indigeni, Assiri Semitici, Persiani Ariani, Greci e infine Romani. Sotto Augusto, la Cilicia, sembra sia stata unita alla provincia della Siria salvo riconoscimento di alcuni principati autonomi.