Le missioni di Mons. Roncalli in oriente: Bulgaria

Mons. Roncalli

di Cinzia RANDAZZO

Prima di iniziare questa mia semplice – seppur modesta – trattazione che in seguito enucleerà i punti fondamentali e le tappe significative della lunga ed onerosa missione in Oriente, affidata al giovane presule don Angelo Roncalli dal card. Gasparri, ritengo opportuno presentare  in breve succinto padre Paolo Tanzella, autore dell’opera da me presa come testo base di riferimento bibliografico, opera delle Edizioni Dehoniane – Napoli 1974, dal semplice titolo “papa Giovanni”.

Sacerdote dehoniano di eccellente reputazione e di zelo straordinario, ricco di capacità di inventiva e pieno di iniziative, seppe esprimere con viva sollecitudine l’amore di Cristo con instancabile e costante fervore. Diede inizio ad Andria nel 1965 alla rivista “Presenza Cristiana” che fu per lui strumento di evangelizzazione e di catechesi su tutti i campi, mostrando sempre le figure di padre Dehon e di papa Giovanni come esempio per noi cristiani. Tutt’altro che incline alla mitizzazione, Paolo Tanzella eresse a papa Giovanni un monumento nel giardino del collegio missionario s. Cuore ad Andria e lo volle senza piedistallo perchè tutti potessero stringergli la mano.

Spentosi il 5 febbraio 1986 a soli 75 anni ad Andria, lasciò al mondo intero l’esempio genuino e sincero di se stesso che seppe trasformare ogni momento della sua vita in occasioni per amare il Signore e per testimoniare agli altri l’amore riconoscente di Cristo.

Per concludere è da dire che pur non essendo, Padre Tanzella, ancora salito agli onori degli altari, a tutt’oggi, a distanza di quasi trent’anni dalla sua scomparsa, è presente nella memoria  dei suoi operatori e continua a nutrirne la coscienza d’amore per Cristo; di quell’amore già in precedenza coltivato sia da Padre Dehon, che molto contribuì ad aumentarlo, e sia dallo stesso papa Giovanni il quale, con semplicità e schiettezza, seppe professarlo.

Dopo questa breve presentazione dò inizio alla relazione prendendo il presule Giuseppe Roncalli, al momento in cui si fece protagonista e missionario nel lontano Oriente.

Nominato Visitatore Apostolico da Pio XI la sua prima tappa fu la Bulgaria. La situazione a Sofia non era affatto tra le più felici, anzi dilagava il regno del terrore per l’assassinio del generale Costantino Gheorghiev e per l’attentato, compiuto invano, contro re Boris. Il Roncalli giunse a Sofia il 25 aprile 1925, atteso da una decina di persone e stranamente si meravigliò perchè con tutto quello scompiglio cittadino che stava emergendo sempre di più, non si aspettava un simile ricevimento. Trovatosi nel bel mezzo di un clima di violenza, non disdegnò a tirarsi su le maniche per dare la sua opera: sotto l’impulso di profonda carità cristiana portò aiuto e pace ai feriti ricoverati negli ospedali.

Il re dei bulgari voleva da tempo stringere rapporti amichevoli con la santa Sede e l’occasione gli giunse giovedì 30 aprile quando ricevette in udienza il primo rappresentante ufficiale del papa a Sofia chiudendo, così, un vuoto storico di ben 7 secoli nei rapporti, appunto, fra lo stato bulgaro e la santa Sede di Roma. Re Boris aveva avuto alle spalle  un passato piuttosto burrascoso e deplorevole nei confronti della santa Sede perchè suo padre – lo zar Alessandro –, per accattivarsi la simpatia  dello zar di Russia, volle che il primogenito ricevesse un’educazione di matrice ortodossa.

A tale riguardo lo zar Alessandro non riscosse la simpatia  di Leone XIII, tanto più che i motivi che lo avevano condotto a una simile decisione erano spiegati con la ragione di stato, che il papa non poteva accettare.

Nel corso della crisi politico-istituzionale e dei gravi fatti dianzi citati che la caratterizzarono, Re Boris rimase colpito dal comportamento tenuto dal Roncalli verso gli ortodossi, cioè comportamento  guidato da sentimenti di amore e di cordialità.

Infatti il presule, all’esercizio delle sue funzioni che avrebbero dovuto essere essenzialmente di natura diplomatica e di rappresentanza, ne volle aggiungere altre di natura squisitamente pastorale come quelle di portare amore ovunque: ai derelitti, agli ammalati, alla gente umile e povera; gente degli strati sociali più emarginati che ebbe ad incontrare ad Andrianopoli, nelle sue uscite da Sofia.