Antropologia nell’A Diogneto (ultima parte)

A Diogneto

di Cinzia RANDAZZO

4. Ciò che abbiamo detto fino a questo momento costituisce il quadro generale delle nostre riflessioni antropologiche, dalle quali partire per costruirne altre con l’esame dell’A Diogneto, quanto a contenuti e prospettive.

 Tutto questo collocando il documento nel contesto storico-culturale di origine che gli studiosi hanno fissato, con molta approssimazione non priva di forti contrasti, nell’ambito dei secoli II e III d.C. Sede culturale la scuola alessandrina per le convergenze con Clemente alessandrino, osservabile nel testo, con particolare riferimento al “Protrettico”.

Redatto il contesto storico-culturale, siamo passati all’esame vero e proprio del testo verificandone gli aspetti e i contenuti culturali nei confronti delle correnti filosofiche di riferimento e dei movimenti gnostici del tempo sempre presenti, sia pure in diversa misura, nei testi patristici e apologetici.

Esame questo che è stato possibile grazie al confronto con le prospettive evangeliche specificatamente di rilevanza antropologica, in parte già trattate con la presente introduzione.   Abbiamo pensato di arrivare alla individuazione delle coordinate dell’uomo nuovo, le cui caratteristiche, al di là delle mutevoli vicende umane, non potranno che rivelarsi guidate da una costante: costante, ove sia lecito tradurre in termini matematici, in una formula umana a valenza universale.

La conclusione, riassumendo l’intera tematica svolta in precedenza, si propone di dimostrare come la svolta antropologica cristiana, significativamente discriminante tra l’avanti e il dopo Cristo, fu evento irripetibile, unico dato una volta per sempre nella storia umana.

Evento che, oggi, alla distanza di duemila anni, alle soglie del terzo millennio, non ha perduto niente dell’originaria efficacia, nonostante le mille e mille contraddizioni delle vicende umane: è l’evento Cristo. Non una parola di più, non una parola di meno: “Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv 8,12).