Scoperta la “particella di Dio”, il distributore di massa dell’universo

di Stefany Sanzone – E’ stata annunciata quest’oggi dai responsabili degli esperimenti del CMS di Ginevra, Fabiola Gianotti e Joe Incandela, l’attesa notizia dell’esistenza della “particella di Dio” che dà materia alla massa e tiene insieme il tessuto dell’universo.                                                                                                         I dati presentati al CERN (Consiglio Europeo per la Ricerca Nucleare) di Ginevra lasciano pochi dubbi.

Peter Higgs, fisico inglese 83enne che nel 1964 l’aveva teorizzata, aveva ragione; la cosiddetta “particella di Higgs” rappresenta l’ultimo tassello del Modello Standard che descrive il quadro delle 17 particelle elementari e fondamentali dell’universo, che compongono la materia a noi nota, e le forze che le regolano.

Questa particella è un bosone, cioè una particella che trasporta forza e conferisce massa a tutte le altre. Senza questo “piccolo frammento di materia”, come preferiva chiamarlo Higgs all’inizio delle ricerche, tutte le particelle elementari dell’universo sarebbero state prive di massa, quindi di forza di gravità, quindi di esistenza.

Per catturare l’impronta del bosone di Higgs c’è voluto un acceleratore di particelle, il più potente del mondo, il Large Hadron Collider, un tunnel sotterraneo lungo 27 chilometri, che ha iniziato a lanciare protoni l’uno contro l’altro nel 2008, dopo 20 anni di costruzione e 10 miliardi di spesa, per ricreare le condizioni di quella frazione di secondo dopo il Big Bang, quando si crede che le diverse molecole hanno preso consistenza e formato l’universo in un campo energetico invisibile.

Il dato essenziale dell’identikit del bosone di Higgs è la massa, identificata dagli scienziati in 125,3 GeV (gigaelettronvolt) .

Ha così commentato Stephen Hawking, il grande matematico e fisico britannico, alla Bbc questa mattina: “Questo è un risultato importante che dovrebbe meritare a Peter Higgs il Premio Nobel – ha aggiunto – ma è un peccato nel senso che i grandi progressi nella fisica arrivano da esperimenti che hanno dato risultati che non ci aspettavamo. Per questo motivo io avevo scommesso con Gordon Kane dell’Università del Michigan University che la particella di Higgs non sarebbe stata trovata. A quanto pare ho appena perso 100 dollari”.

Ma è da mons. Melchor Sanchez de Toca y Alameda, sotto-segretario del Pontificio consiglio della Cultura per anni responsabile del programma Stoq (Science, Theology and the Ontological Quest), che arriva la prima difesa della Chiesa alla recente scoperta: “La ricerca di Higgs è importante perché conferma la validità del modello standard, ma tutte le particelle sono particelle di Dio! Anche le particelle senza massa come i fotoni, e tutte sono necessarie perché senza di esse la materia non sarebbe come è”. “Questi esperimenti dimostrano la razionalità e il logos dell’universo – spiega mons. Sanchez de Toca – e per il cristiano questo è dovuto al fatto che c’è un logos creatore. Ma per la fede è indifferente. Se alla fine si dovesse invece dimostrare che il modello standard è sbagliato per il cristiano non sarebbe un dramma”. L’ uso precipitoso delle teorie scientifiche per confermare o per confutare il dogma cristiano non porteranno alla negazione del modello cosmico creato da Dio, esse saranno solo intese su livelli diversi dalla Chiesa e dai credenti.