Milano accoglie l’Angelo invisibile: paga gli affitti ai poveri e scompare

di Stefany Sanzone – E’ arrivato a Milano l’Angelo invisibile; salda i debiti e paga gli affitti: «Ho lavorato nelle grandi banche e so che ci sono centinaia di manager che potrebbero farlo. Non sono io a essere strano. Lo è chi assiste passivamente ai problemi degli altri senza alzare un dito: chi ha tanto deve dare a chi non ha niente».

L’Angelo ha appena trovato casa a un disoccupato che passava le sue notti in una vecchia auto ormai da due anni dopo aver perso tutto a causa dei debiti e della malattia. L’ uomo oggi dorme in un letto, in una casa con l’ affitto pagato, e tiene anche un assegno in tasca per riuscire a vivere nei prossimi mesi: «Se deve mangiare qui c’è il necessario. Faccia le sue cure e speriamo bene. Una raccomandazione: non si arrenda».

Altra esperienza quella di una pensionata indebitata con la banca. Aveva bisogno di un frigorifero nuovo e allora l’uomo della speranza si è presentato a casa sua dicendo: «Andiamo in banca a mettere in salvo il conto». Poco dopo è arrivato il frigorifero, degli occhiali nuovi e un pò di contanti per le spese dei prossimi mesi.

Molte altre persone nell’apparente fredda Milano sono state destinatarie della carità spontanea di quest’uomo che appare e scompare senza cercare fama, addirittura senza la possibilità di poter essere ringraziato. Regala un sorriso e un pò di quella vita dignitosa che spetta a tutti. La povertà purtroppo soffre in silenzio e nessuno riesce a sentire i suoi bisogni.

Anche il piccolo Mohamed, sopravvissuto a una rara malattia genetica grazie ai sacrifici della propria famiglia, fra qualche anno ringrazierà l’ anonimo signore che ha trovato alla famiglia tunisina una nuova casa a misura delle loro esigenze, ha aiutato il padre a riprendere il suo vecchio lavoro di docente universitario e pagato i controlli medici necessari fino alla completa guarigione.

L’Angelo invisibile, il Robin Hood che pesca dalle sue tasche per dare ai poveri, spiega: «Chi ha deve aiutare chi non ha. Il valore dei nostri gesti è direttamente proporzionale a quello di cui ci priviamo per aiutare gli altri. Credo abbia più peso il gesto di un pensionato che rinuncia a venti euro che non di quelli come me, che non devono rinunciare a nulla. Nemmeno al superfluo».