NBA, gli Heat conquistano l’anello

La gioia immensa di James

Miami (U.S.A.), 22 giugno 2012 di Fiorenzo Di Costanzo. Non è stata solo una sfida tra Campioni dell’Ovest e Campioni dell’Est. Non è stato solo un duello tra Durant-Westbrook-Harden e James-Wade-Bosh. Non è stato solo un confronto Durant-James. Non è solo la contrapposizione tra due filosofie, Miami costruita con i dollari, Oklahoma attraverso scelte azzeccate al draft. È stata la rivincita di LeBron James verso tutto coloro che lo hanno sempre criticato di non essere decisivo nei momenti che contano, perchè se avesse perso la terza finale NBA della carriera sarebbe stato impossibile scrollarsi dalle spalle la nomea di perdente. Invece James, il “Predestinato”, ha guidato i suoi alla vittoria con prestazioni mostruose e ha concluso le Finals con numeri incredibili: 28,6 punti; 10,2 rimbalzi; 7,4 assist.
La serie Finale ha visto i primi due capitolo svolgersi in casa dei Oklahoma City Thunder e sono state due partite dall’andamento molto simile: gli Heat conducono per tutto il primo tempo, andando anche in vantaggio di 12 punti, ma il tifo di casa trasmettono energia a Durant e compagni che riescono, in gara 1, a ribaltare il risultato, mentre in gara 2 il recupero non riesce del tutto. Le Finals si spostano a Miami sul 1 pari, dove si giocheranno 3 partite. Gara 3 è la gara più equilibrata, con le due squadre che vanno all’intervallo con Miami in vantaggio solo di 1 punto, ma saranno ancora James e Wade ad avere la meglio, si va così sul 3 a 1 per gli Heat. In gara 4 e gara 5, i Thunder cedono all’enorme pressione di dover vincere a tutti i costi e le vittorie di Miami sono molto più larghe di quanto non dicano i risultati finali.

Per i Thunder è stata una sconfitta molto dura da digerire, soprattutto nelle dimensioni, perchè giungevano a queste Finals dopo aver sconfitto, in ordine, Dallas (campioni del 2011), i Lakers e i Spurs, la franchigia più vincente dello sport americano negli ultimi 15 anni. È fa male anche perchè uomini che nelle prime fasi dei playoff sono stati decisivi, come Harden, Ibaka, Sofolosha, sono mancati nei momenti decisivi delle Finals. Ma il futuro della franchigia non può essere che roseo, perché Durant, che è il più anziano dei big-3, ha appena 24 anni e se il management riuscirà a confermare in blocco il team allora la prossima stagione ha già una seria candidata al titolo.
Si conclude così la stagione NBA, con l’apoteosi di James che finalmente ottiene il primo anello in carriera e spazza via tutte le critiche negative che gli sono piovute addosso sopratutto dopo la pesante sconfitta delle Finals dell’anno scorso. Ma oltre ad essere la vittoria di James e dei big-3 di Miami, è stata soprattutto la vittoria di due veterani, Battier e Miller. Il primo è stato un autentico cecchino da dietro la linea dei 3 punti e ha letteralmente spezzato i piani difensivi di coach Brooks con un ottimo 15 su 16 nelle 5 gare. Il secondo è stato addirittura commovente in gara 5 con un illogico 7 su 8 da 3 punti tirato in condizioni fisiche al limite dell’accettabile.