Enrico Berlinguer, l’uomo dalla coscienza esigente

di Stefany Sanzone – Ricorre oggi l’anniversario della morte di Enrico Berlinguer (25 Maggio 1922 – 11 Giugno 1984), segretario generale del partito comunista italiano dal 1972 al 1984.

La sua segreteria fu caratterizzata da un lato dal tentativo di collaborare con la Democrazia Cristiana tramite il cosiddetto “compromesso storico”, dopo aver notato come “la gravità dei problemi del paese, le minacce sempre incombenti di avventure reazionarie e la necessità di aprire finalmente alla nazione una sicura via di sviluppo economico, di rinnovamento sociale e di progresso democratico rendono sempre più urgente e maturo che si giunga a quello che può essere definito il nuovo grande compromesso storico tra le forze che raccolgono e rappresentano la grande maggioranza del popolo italiano” nella prospettiva di realizzare riforme sociali ed economiche che considerava indispensabili; dall’altro dalla convinzione della necessità di rappresentare un nuovo comunismo, un comunismo che raccogliesse i principali partiti comunisti occidentali per allontanarsi dall’Unione Sovietica e contribuire alla ricostruzione europea.

Il progetto di un “eurocomunismo” si basava sul pensiero di un’ “Europa né antisovietica, né antiamericana”. Il PCI cominciò allora a qualificarsi come una forza di cambiamento che si voleva sufficientemente autonoma dall’ortodossia sovietica, e non come una forza di cambiamento radicale poiché evitava di dare vita a nuove eresie e rispettava gli assetti nati in Europa dopo la seconda Guerra mondiale.

Compromesso storico, eurocomunismo, austerità, questione morale; il lessico berlingueriano dà la misura di quanto profondamente l’azione e il pensiero del leader comunista siano stati intrecciati con la storia italiana di quegli anni e, soprattutto, con quella della sinistra. Enrico Berlinguer è stato un uomo molto popolare; molti, e non solo tra i suoi, ne apprezzarono il carattere schivo e coraggioso e l’onestà intellettuale e molti, ancora oggi, rimpiangono il suo volto come quello di un’Italia che forse è finita con lui. L’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini, che lo pianse “come un amico fraterno, come un figlio, come un compagno di lotta” e che ne riportò la salma da Padova a Roma sull’aereo presidenziale, riteneva che “se il Partito comunista italiano è così profondamente radicato nella nostra realtà politica lo si deve anche e direi soprattutto alla sua opera”.

Scrisse Norberto Bobbio, “Caratteristica fondamentale di Enrico Berlinguer è stata, a mio avviso, quella di non avere i tratti negativi che contraddistinguono tanta parte della classe politica italiana. Penso alla vanità, all’esibizionismo, all’arroganza, al desiderio di primeggiare che purtroppo fanno parte del ‘mestiere’, della professione del politico.”