Lino Blandizzi

Da dove nasce la voglia di esprimere con chiarezza tante cose che non vanno nella nostra società ?

Nasce dal fatto che un artista ha più tempo degli altri di guardare con attenzione cosa gira intorno e analizzare con più serenità, con più calma il presente, cercando risposte in quello che viviamo. Io ho tirato la mia freccia che avevo al mio arco per un mio disagio personale nel guardare l’incomprensibile indifferenza di noi tutti. Siamo in precario equilibrio e non possiamo far finta di niente. Con il mio nuovo album “Il mondo sul filo” ho toccato argomenti che hanno l’urgenza di esprimere con chiarezza quello che sta succedendo al nostro pianeta. Tra questi argomenti c’è l’emergenza dell’acqua, gli stupri, le violenze e le schiavitù delle donne di tutti i sud del mondo, la mancanza di equilibrio tra uomo e natura, l’instabilità essenzialmente dovuta ad una crisi di valori, il razzismo e la violenza negli stadi. Qui si porta in cielo il peggio dico nel brano “Il mondo scoppia”, non possiamo lasciare che il mondo cade a pezzi.

Viviamo in un momento storico in cui chi parla troppo chiaramente viene isolato perché “da fastidio” a te è successo?

Sì, è vero, ma penso che stia iniziando un altro momento storico; cioè, quello di fare uscire fuori la verità, di ritrovare i valori persi, bisogna dire le cose come stanno e agire, altrimenti siamo fottuti.

Oggi, per come siamo messi, dovrebbe dar fastidio: la superficialità, l’arroganza, il cattivo gusto, quelli che urlano per non dire niente…

Anche se in alcuni brani guardo questo mondo in declino con occhi da bambino, non temo assolutamente di denunciare quello che non va, anche in maniera dura, dando parecchi calci negli stinchi. Se poi, questo potesse dar fastidio, avrei raggiunto il mio obiettivo.

Questa “lotta” deve un po’ –svegliare- i nostri giovani ?

I giovani sono già svegli, sono gli adulti che si stanno addormentando. I giovani sono vivi e bisogna dare spazio a loro che hanno la forza di reagire. Loro sono i primi a vivere questo precario equilibrio, quest’incertezza, questa mancanza di futuro, quest’impossibilità di poter scegliere la propria vita. Noi abbiamo la responsabilità di lasciare ai giovani un mondo non troppo consumato. I giovani sono in cerca di  risposte che magari la politica ufficiale gli dà poco, ma è lì che le vorrebbero trovare. Sono quelle le coscienze che dovrebbero svegliarsi di più.

I giovani non devono mollare e spero che possano coltivare anche la propria creatività, sarebbero più felici e si costruirebbero comunità più forti e più sane.