Michele Zarrillo

Michele Zarrillo

Il nuovo album di Michele Zarrillo Unici al Mondo” (su etichetta Sony Music), che arriva a cinque anni dal precedente (“L’alfabeto degli amanti”), a cui avevano fatto seguito un “best” e un cd più dvd live.

Ognuno di noi è unico al mondo, ognuno ha una storia, un destino, una via, ognuno ha il suo tempo“: suona come uno slogan, in “Unici al Mondo” l’originalità, l’irripetibilità dell’individuo e del suo mondo sono il concept che unisce le nuove canzoni. La centralità dell’uomo con le sue emozioni, le pulsazioni da vivere in un futuro da costruire insieme, tra illusioni e aspirazioni, condivise con il prossimo, con la persona amata, con un figlio.

Temi intimistici e sociali si alternano nel disco, i cui testi sono firmati da Giampiero Artegiani, suo amico “storico” con cui ha condiviso gli inizi del percorso musicale nella band “Semiramis” e che, dopo tanti anni, è tornato a scrivere con il cantautore.

L’album suona immediato, di grande respiro musicale, che spazia dalla migliore melodia italiana ai suoni che richiamano alcuni angoli del mondo.

Le canzoni: “Unici al Mondo”; “La prima cosa che farò”; “In questo tempo”; “Dolce incanto”; “Il mio amico timido”; “Quei due”; “La piccola mela”; “Malinconica solitudine”; “Nati in Africa”; “Scegli la preghiera”.

Nel nuovo disco “Unici al mondo” c’è tanta musica e poesia, come nelle migliori canzoni d’amore da sempre “marchio di qualità” di Zarrillo, “La prima cosa che farò” e “Dolce incanto”. O come nella filastrocca dedicata al figlio nato da poco, “La piccola mela”. Ma ci sono anche attimi di riflessione, come nel brano “In questo tempo”, che esprime amarezze e speranze dell’uomo, che da sempre aspira ad un mondo migliore, e “Il mio amico timido”.

E’ un disco che vuole raccontare i sentimenti, il sentire comune dei nostri tempi, che è sempre prevalente nelle mie canzoni“, dice Zarrillo del nuovo progetto, “c’è molto amore – d’altra parte è il volano dell’arte fin dalla notte dei tempi, è l’amore che spinge a “creare”, a scrivere canzoni, come nel mio caso. Le storie sono lo spunto, che siano felici o piene di sofferenza. Eppoi la musica è fondamentale nel disco. È stato fatto un grande lavoro musicale in studio, lungo e meticoloso, cosa che di questi tempi è poco usuale: viviamo tempi, infatti, in cui tutto è fatto di corsa e scompare altrettanto velocemente, spesso senza arrivare al grande pubblico. Si bada più alla superficialità, alla parte esteriore, quindi a cosa rappresenta un artista, più che alle sue “opere”, di cui siamo carenti a livello internazionale già da qualche tempo (a parte qualche rara eccezione). Non è facile divulgare, far conoscere (come sarebbe giusto) i dischi, siamo come in un imbuto culturale, a discapito del pubblico“.

La prima cosa che farò” è il singolo che ha anticipato in radio l’uscita del disco. Una ballata tra le più belle ed ispirate del cantautore romano (che ci riporta alle emozioni di “Cinque Giorni”, per intenderci), la composizione musicale di questo brano è condivisa con Roberto Guarino, con cui ha realizzato e arrangiato il disco. A volte, la fine di una storia d’amore ci sembra la fine del mondo, per il tempo del dolore e dell’abbandono, del silenzio di una casa che si trasforma, e qui la poesia ha il sopravvento sul racconto della cronaca di un addio.

In questo silenzio il cuore come ci batte“, cosi “chiude” il brano “Unici al Mondo”, con le emozioni tracciate come punti lungo la linea retta ideale della vita, assimilate e vissute nel tempo che, inesorabile, non aspetta: la title-track è certamente una di quelle canzoni che, poche volte, arrivano nella carriera di un cantautore.

Quei due” (musica di M.Zarrillo – R.Amici) è un’altra ballata del nuovo progetto, un racconto molto sentito su quanto poco resta di una storia d’amore, a volte, dopo la separazione… lo stupore di sentire così distante la persona per la quale un tempo non così lontano, avresti dato la vita… “come una rosa che appassisce tra due pagine” di un libro riposto da troppo tempo…

E poi arriva l’analisi di quello che ci gira intorno: “In questo tempo“, qui è la disillusione dichiarata verso la società, verso i tempi che viviamo. Petrolio, oro e denaro sono i mali di quest’ultimo secolo, sono gli Dei di un mondo a tinte fosche, che non produce più valori ma l’arroganza dei Potenti. Unico argine da frapporre all’incalzare di “questo tempo buio” è la “coscienza universale” quale unica speranza nella ricerca di equilibrio a cui l’uomo ambisce da sempre.

Ne “Il mio amico timido“, un brano ricco di musicalità, uno sfogo notturno tra due amici, parlando di amori persi,di ingiustizie e di libertà… aspettando l’alba e l’apertura del bar più vicino “per il cappuccino ed il cornetto” che, nel contesto, diventano la panacea di tutti i mali per poi dormirci sopra…

Il lavoro di ricerca musicale, di sperimentazione, è ancora più presente in “Dolce Incanto” e in “Malinconica Solitudine“, pop-jazz per entrambe, la prima rievoca ricordi del primo amore (come per tutti, mai dimenticato), con la rincorsa della memoria verso un tempo condiviso con lei tra “cortei, nuove esperienze e primo amore”. L’incedere ritmico nella seconda scandisce le ore che trascorrono lente, sole, sopra il filo del tempo, quando fuori piove o il cielo è plumbeo, in attesa del ritorno a casa della persona amata. È cosi la confessione di un uomo sull’irrinunciabile presenza di lei nella sua vita.

Dedicata al piccolo di “Casa Zarrillo”, al nuovo arrivo, “La piccola mela” è una filastrocca di un Papà alle prese con la meraviglia della nascita, che gioca a disegnare a colori per lui il mondo (anche se, nella realtà, “non perfetto”), come una mela, e la vita come un’avventura nella migliore delle fiabe.

Nati in Africa” è l’omaggio musicale e una mano tesa al Terzo Mondo, è la condivisione e il ritorno alle origini. “In Africa i sogni diventano sale…“, il continente nero – un “viaggio dentro gli occhi“, il “volo di aironi” e “un cielo notturno di stelle” – è postulato come l’origine di tutta la musica e dell’uomo e la “fortuna” del mondo occidentale.

In un disco che racconta l’uomo in equilibrio perennemente precario nell’universo, la preghiera è la richiesta di una risposta a tutte le domande insolute: in “Scegli la Preghiera“, unico brano del disco in cui la musica e la realizzazione sono di Alessandro Canini, amico di Michele, che, fin dal primo ascolto ne è rimasto affascinato avendo la sensazione che fosse giusta per parlare della libera spiritualità dell’uomo. La preghiera è universale, è l’anelito, la ricerca di un dialogo con il “Superiore” (quale esso sia), può essere laica, mistica, in questi anni “ascetici, agnostici, dove l’uomo da sempre sembra costretto ad “idolatrare” qualcuno per sentirsi meno solo a questo mondo.

Produttore e musicista nel nuovo progetto, Michele Zarrillo appare di nuovo all’apice della sua creatività artistica, in un momento di grande rinnovamento, sia dal punto di vista musicale, sia nei contenuti. Capace di scrivere alcune “perle” della nostra musica, è un artista che, da sempre, pone al centro delle proprie composizioni la ricerca della qualità, con sincerità, senza compromessi, guardando al di là delle mode del momento e prendendosi tutto il tempo necessario per realizzare al meglio le sue opere: questo lo stile con cui ha consegnato alla musica italiana canzoni “evergreen” come “Cinque giorni”, “Una rosa blu”, “La notte dei pensieri”, ma anche “L’elefante e la farfalla”, “Il canto del mare”, “Strade di Roma”, “L’amore vuole amore”, “Ragazza d’argento”, “L’Alfabeto degli Amanti”, e “L’acrobata”, tra le altre.

Dal prossimo dicembre il cantautore sarà in teatro per presentare dal vivo “Unici al Mondo”: il tour partirà il 3 dicembre da Torino (Teatro Colosseo). Tra le altre date, il 12 dicembre, Firenze (Teatro Saschall); il 13 dicembre, Milano (Teatro Smeraldo); il 20 gennaio, Bologna (Teatro Manzoni); il 21 gennaio, Roma (Gran Teatro); il 27 gennaio, Padova (Gran Teatro Geox).