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Il primo incarico

Regia di Giorgia Cecere

Con Isabella Ragonese, Francesco Chiarello, Alberto Boll, Miriana Protopapa, Rita Schirinzi, Bianca Maria Stea Lindholm, Vigea Bechis Boll, Antonio Fumarola, Antonia Cecere

Commedia, ITALIA 2011

Elisa Zini – Esordio coraggioso quello di Giorgia Cecere che al suo primo lungometraggio fa parlare di sé. Il primo incarico è un film delicato e piacevole che si svolge nel primo dopoguerra in una regione contadina del Sud Italia.

Siamo nel 1953 e Nena è una giovane maestra in attesa del suo primo incarico. Trascorre l’estate con la madre e la sorella più piccola nel piccolo borgo natio. Vive un amore con un ragazzo dell’alta borghesia, Francesco, di cui è sinceramente innamorata. Nena, interpretata da una bravissima Isabella Ragonese, non conosce ancora il luogo del suo primo incarico e spera in una destinazione vicina. La madre, al contrario, la sogna lontano da quel amore che le sta riempiendo il cuore convinta che la differenza di classe sociale sia un sicuro impedimento. La convocazione arriva: Nena dovrà insegnare in un paesino distante e sperduto su un altopiano del Salento. I due giovani si promettono che nulla cambierà: dovranno resistere fino a giugno quando Nena potrà chiedere il trasferimento.

Con la malinconia nel cuore, mista a un po’ di curiosità per il nuovo lavoro, Nena parte verso il luogo che la ospiterà per un intero anno. Al suo arrivo nulla di quello che si era immaginata appare ai suoi occhi: incontra un paesino arretrato, con poche case, una piccola stanza per fare scuola, pochi bambini e gente del luogo con cui non ha niente in comune. Nena resiste, giorno dopo giorno, per orgoglio e perchè Francesco la ama proprio per il suo coraggio e la sua forza d’animo. Un nuovo equilibrio sembra regalare alla giovane maestra un po’ di serenità e di pace con il mondo. In una fredda giornata di febbraio l’arrivo di una lettera annienta in un attimo tutte le speranze: Francesco si è innamorato di una ragazza del suo rango e racconta di essere in viaggio con lei. Tutto sembra essere perduto.

Un film delicato, essenziale, dove parlano i silenzi, gli sguardi, le tradizioni. Giorgia Cecere ha studiato regia con Gianni Amelio collaborando con lui in Porte Aperte  (aiuto regista) e scrivendo i dialoghi per Il ladro di bambini. Ermanno Olmi e Amelio sono nelle sue corde: registi dai quali ha appreso stile e passione per i particolari. La sceneggiatura si avvale della collaborazione con il pittore cinese Li Xiang-Yang e di Pierpaolo Pirone. Alcune immagini ricordano davvero quadri: emozionano i colori come fossero pennelli sulla tela. Apprezzabile il desiderio di togliere il superfluo dalla sceneggiatura facendo così emergere l’essenziale. Anche i dialoghi non servono: i movimenti, le passeggiate, gli sguardi parlano più di tante parole. Nonostante i temi interessanti e l’originalità del film non sempre la regista riesce ad emozionare lo spettatore. Manca una sintonia, una vibrazione in comune con i personaggi che non vengono raggiunti nella loro essenza.

Un film sull’emancipazione femminile: un desiderio di liberazione sia dalle convenzioni di un mondo contadino arcaico, poco propenso al cambiamento, sia dalle regole dell’alta borghesia. Un grido soffocato contro quel mondo maschile che concede alle donne solo una comparsa, nel pieno rispetto delle più antiche tradizioni. Da vedere.

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