“Panasonic Barber Show”

Peppe_Poeta_Auxilium_Torino
Peppe_Poeta_Auxilium_Torino

Il tagliafuori è un movimento fondamentale nel basket, un’azione che Peppe
Poeta, capitano dell’Auxilium Torino, conosce alla perfezione, ma sabato 21 ottobre al Centro
Commerciale Le Gru di Grugliasco (Torino), dalle 16:00 alle 18:00, il playmaker si cimenterà in un ‘taglio’ decisamente diverso e diventerà un barbiere d’eccezione, tagliando e regolando la barba a tutti i tifosi del club torine se e appassionati di basket che non devono perdere questo speciale appuntamento.

Poeta, alla vigilia del match casalingo che l’Auxilum Torino ha in programma al PalaRuffini contro la VL
Pesaro e a pochi giorni dal successo in Europa della squadra torinese nella seconda giornata della 7Days
EuroCup contro gli spagnoli del Morabanc Andorra, metterà in mostra tutta la sua simpatia incontrando i tifosi in una situazione decisamente inusuale.

Peppe Poeta, sotto la guida del barbiere professionista Angelo Trippi di “Stile Unico Barber Shop” diTorino, è pronto a fare la barba a tutti i tifosi che vorranno provare ad avere una rasatura da campione.

Per partecipare al Panasonic Barber Show è sufficiente presentarsi il 21/10 al punto vendita MediaWorld
nel centro commerciale Le Gru, a partire dalla ore 16:00 e fino alla 18:00.

Partita Geas vs Udine

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Partita quasi sempre in controllo per le ragazze di coach Zanotti, con poche distrazioni lungo i quattro quarti. Tre gli strappi importanti: nella prima, terza e quarta frazione: le friulane rientrano a metà gara, ma cedono alle successive due spallate, incassando un 70-53 finale, che è un’onesta fotografia delle forze viste in campo.

Note liete da molte individualità rossonere: cinque ragazze in doppia cifra, con spunti di gioco anche spettacolari. Arturi domina tatticamente la gara con un’antologia di assist (uno incredibile sopra la testa a schiena girata) e di conclusioni (in entrata, arresto e tiro, da tre piazzato e uscendo dai blocchi, dalla lunetta). Schieppati conferma lo stato di grazia con 12 punti e 7 rimbalzi e una solidità ormai da leader. Vitalissima Barberis, nonostante un piccolo problema fisico, brava anche da fuori.

Sempre più solida la quindicenne Panzera, la cui personalità lievita a vista d’occhio. Brave anche Galbiati, in evidente crescita di condizione anche se non ancora al top, e Gambarini, che ha cucito bene il gioco. Lampi interessanti da Decortes e Pusca.

Le due squadre non si incontravano da anni, complice il fatto che la Delser Udine ha giocato le ultime stagioni nel girone Sud. Il gruppo allenato dalla grande Amalia Pomilio (che dopo la gara è andata al Forum per applaudire il figlio Simone Fontecchio, giovane in rampa di lancio nell’Olimpia Milano) si è presentato con un roster giovane, rafforzato da qualche innesto d’esperienza. Buona prova per la croata Blazevic, 17 punti e 2/3 dall’arco.

Questo il commento conclusivo di Pomilio: “Abbiamo pagato tutte le nostre disattenzioni. Molto brave loro a saperci punire per ogni errore. Hanno dominato fisicamente e sul piano dell’esperienza: noi siamo giovani e con soltanto qualche mese di lavoro alle spalle, la loro è una macchina ben rodata che ha sfiorato la promozione nella massima categoria lo scorso giugno”.

I problemi emersi nella prima di campionato del Geas sono stati ben affrontati durante la settimana di allenamento. La lentezza dei giochi in attacco e la mancanza di convinzione registrate contro le bergamasche questa sera non si sono viste.

Al contrario, molti i punti derivati dai contropiedi spinti magistralmente dalla capitana Arturi, oltre alle diverse iniziative eseguite con sicurezza dalle solite Galbiati, Barberis, Schieppati e dalla giovanissima Panzera. Serata positiva anche per le percentuali al tiro: 2/2 da tre per Barberis, 3/3 da due per Arturi. Bene anche il versante difensivo, salvo le amnesie sui giochi a due delle avversarie: sul parquet si sono viste tante palle recuperate (3 di Schieppati, 3 di Gambarini, 2 di Barberis) e rimbalzi offensivi (degni di nota i 3 di Schieppati sui suoi 7 rimbalzi totali).

Appagante per il pubblico sugli spalti – tra cui anche l’allenatore più vincente nella storia del basket femminile italiano, Aldo Corno – è stata anche la consegna a Virginia Galbiati del premio di Mvp del girone Nord effettuata dal sindaco di Sesto San Giovanni Roberto Di Stefano durante l’intervallo lungo.
A questo link il tabellino completo della partita:
http://www.legabasketfemminile.it/MatchStats.aspx?ID=179&MID=33478
COACH ZANOTTI – “Rispetto alla trasferta di Torre Boldone-Albino stasera abbiamo giocato ad un altro livello. Sono soddisfatta del risultato ottenuto. Le ragazze hanno mostrato esattamente ciò che ho chiesto loro in settimana: fluidità in attacco, numerosi contropiedi e difesa solida. I punti ben distribuiti e la velocità di esecuzione degli schemi e della transizione sono segnali positivi.

C’è da dire che Galbiati non è ancora in forma smagliante e in questi giorni anche Barberis sta affrontando un problema muscolare. Dobbiamo mettere in campo sempre questa intensità: non mi stanco di ripetere che per noi ogni partita è importante. Le avversarie sono state molto brave. Sono giovani e hanno fatto una buona prestazione. L’organizzazione con la quale giocano è frutto degli insegnamenti di una delle eccellenze del basket nostrano”.

CRONACA – Virginia Galbiati, dopo la fugace presenza dello scontro precedente, si iscrive immediatamente alla gara con due punti in velocità dopo nemmeno 4’’ dall’alzata dell’arbitra a centrocampo. Dopo un iniziale 6-2 per Udine – le friulane non torneranno più in vantaggio – le rossonere recuperano al meglio.

Uno stupendo canestro e fallo di Arturi, seguito da una stoppata di Ercoli e da due contropiedi consecutivi concretizzati da Schieppati e Gambarini riportano il Geas sopra per 9-6. La prima frazione prosegue con uno show firmato Beatrice Barberis: due triple a due minuti di distanza, intervallate dai canestri di Arturi e Panzera, mandano in visibilio i tifosi, che leggono 21-11 sul tabellone al suono della prima sirena.

Per i primi due minuti del secondo tempino il punteggio resta immacolato. Ci pensa Galbiati a riaccendere la partita con una tripla a 7’50’’. Ma le friulane con un parziale di 8-0 fanno sentire il fiato sul collo alle ragazze di Zanotti. Uno spettacolare assist teso in mezzo all’area partito dalle mani di Schieppati e concluso al volo da Barberis sembra non bastare a riprendere un cospicuo margine di vantaggio: quando le due squadre rientrano negli spogliatoi il Geas conduce per una sola lunghezza. Le rossonere pagano insolitamente una serie di elementari ma efficacissimi dai e vai delle avversarie, che arrivano a canestro spesso indisturbate.

Il Geas aggredisce il terzo tempo con ben altro piglio: una solidissima Schieppati (19 di valutazione) conduce le danze: punti, rimbalzi, tante palle recuperate. Ma è accompagnata da Arturi e Panzera: una tripla a testa, diversi contropiedi e uno spettacolare assist schiacciato da una parte all’altra del campo inventato dalla capitana per il giovane prospetto nazionale.

Il parziale di 8-0 rimette le cose a posto. Anche Barberis ci mette del suo (due punti con fallo, palla rubata nell’azione successiva, fallo subìto e 2/2 dalla lunetta) per far sì che allo scadere dei 10 minuti il risultato sia di 49-38.
Nell’ultimo periodo le sestesi prendono il largo. Galbiati e Schieppati segnano tanto e rubano palloni alle avversarie, così il Geas effettua un parziale di 11-4 in soli 3’ e 30’’ e vola fino a 20 punti di margine a 5’ dalla fine, chiudendo di fatto le ostilità.

Sara Errani tifa Geas Basket

Sara Errani
Sara Errani

I veri campioni si riconoscono non solo in campo, ma anche fuori. E un gesto di solidarietà spesso vale quanto un grande gesto tecnico o atletico. Che la tennista Sara Errani, ex numero 5 del ranking mondiale in singolare e vincitrice di tutti e quattro i tornei del Grande Slam in doppio, fosse una grande campionessa in campo si sapeva già da tempo.

Ma negli ultimi giorni ci ha dato un’ulteriore conferma anche della sua sensibilità come persona, non lasciando cadere l’appello lanciato dal Geas: Sara, grande appassionata di basket e già spettatrice sulle tribune del PalaNat in diverse occasioni per sostenere le rossonere, ha voluto dare il suo supporto per la causa di un club così importante per lo sport femminile italiano.

Dalla lontana Cina, dove in questi giorni prenderà parte al torneo di Tianjin, ha sottoscritto due abbonamenti stagionali per le partite interne del Geas Basket, a nome suo e del fratello Davide.

I suoi numerosi impegni sportivi e professionali la terranno spesso lontana dall’Italia, rendendole quindi complicato poter presenziare di persona ai match di Arturi e compagne, ma col suo gesto simbolico ha voluto comunque mostrare tutta la sua vicinanza e il suo supporto ad una causa ed un club che le stanno a cuore. Un gesto da vera campionessa.

Veronica Schieppati, una vita da (grande) mediano del Geas

veronica schieppati
veronica schieppati

Ala grande di sostanza e giocatrice di squadra, si appresta ad iniziare la seconda stagione a Sesto

La narrativa e l’epica sportiva, si sa, sono spesso poco democratiche. Quasi sempre i racconti si concentrano sulle grandi stelle, sui giocatori più bravi in attacco, sui personaggi dal carattere forte, su quelli che hanno ricevuto in dono da madre natura la maggior dose di talento. Sono poche invece le volte che vengono portati alla ribalta del palcoscenico quei giocatori che stanno dietro le quinte, gli ingranaggi del sistema, quelli il cui nome non balza subito agli occhi guardando i fogli delle statistiche ma che alla fine dei conti sono altrettanto importanti per i risultati di una squadra. Insomma, raramente le vite da mediano – per dirla alla Ligabue, uno dei pochi che ha saputo toccare con appassionata sensibilità l’argomento – sono sufficientemente affascinanti per essere preferite a quelle dei campioni. Ma in uno sport di squadra, per ogni giocatore che attira le luci dei riflettori, dietro c’è un gruppo di altri giocatori meno celebrati che lavorano nell’ombra, facendo la loro preziosissima parte senza avere l’ardire di lasciarsi sfuggire neanche un lamento.

Veronica Schieppati , 27 anni, incarna bene questo ruolo: difficilmente è la giocatrice che salta all’occhio guardando una partita, raramente è quella di cui si cerca la riga delle statistiche sul tabellino, quasi sempre passa sotto traccia. E invece una ragazza come lei merita eccome di essere considerata e raccontata: per l’impatto silenzioso che ha sulle partite, per la capacità di sacrificarsi e fare mille cose utili nell’arco dei 40 minuti, per la tenacia e dedizione che ha avuto nel recuperare dagli infortuni che le hanno fatto saltare tutta la stagione 2015/16 con la maglia di Costa Masnaga, per la positività che porta sempre alla causa, per il sorriso, la simpatia e la solarità che la accompagnano sempre fuori dal campo.

Nonostante tante volte non venga data la giusta attenzione ai suoi meriti e al suo apporto, c’è chi sa apprezzare quello che Veronica è capace di dare in campo, prima tra tutti la sua allenatrice Cinzia Zanotti:

«Schieppa è assolutamente una giocatrice di squadra, che fa in campo quello di cui c’è bisogno in quel momento. Nel contesto del collettivo è proprio una tipologia di giocatrice essenziale, innanzitutto per il suo carattere, perché è positiva nei confronti del gruppo e ha l’atteggiamento giusto, e anche perché fa sempre la cosa giusta al momento giusto. Non è una giocatrice abituata a prendersi molte responsabilità in attacco, ma l’anno scorso col passare del tempo ci abbiamo lavorato ed è andata via via migliorando anche sotto questo punto di vista. Nella passata stagione si è mantenuta anche al di sopra delle mie aspettative, conquistandosi sempre più fiducia partita dopo partita. Spesso passa in secondo piano e non viene menzionata, ma per noi è importantissima e siamo molto contenti di lei».

Veronica è un’ala grande di sostanza, brava in difesa e ottima a rimbalzo, che capisce il gioco e che sa trovare punti tanto da sotto quanto con un tiro dalla media distanza semi-infallibile. Nella passata stagione è tornata in rossonero, dopo aver già vestito la casacca del Geas sia nel settore giovanile che nei primi anni della propria carriera senior. Dopo cinque anni spesi con le maglie di Sanga Milano, Carugate, Magika Castel San Pietro e Costa Masnaga, alla fine dodici mesi fa è arrivato il ritorno a casa, alla ricerca dell’obiettivo grosso della vittoria del campionato, una gioia che aveva già assaggiato da giovanissima in A2 con Sesto e che ha riprovato da pilastro della squadra in A3 con Carugate. Purtroppo, come sappiamo tutti, i piani non sono andati come previsto, ma l’occasione per riprovarci è già dietro l’angolo:

«Rimane ancora tanta delusione e, passatemi il termine, tanta “incazzatura”. È tuttora una ferita aperta che ogni tanto torna a farsi sentire. Sono però determinata a ripartire con il giusto spirito ed entusiasmo, e lo stesso vale per tutte le mie compagne. Siamo pronte per provare a riprenderci quello che abbiamo solo sfiorato la scorsa stagione, ben sapendo che dobbiamo imparare da quelli che sono stati i nostri errori e che siamo perfettamente in grado di trasformarli in uno stimolo per migliorare ancora di più».

Nonostante la delusione finale per l’obiettivo mancato, quella di Veronica è stata una stagione eccellente e con tante soddisfazioni, anche personali. Dopo aver perso tutta la stagione precedente, si è ripresentata al via in buona forma ma con qualche dubbio legittimo, come accade a chiunque abbia subito un lungo stop e si trova a chiedersi se sarà in grado di tornare al livello precedente. Le prestazioni sul campo hanno spazzato via ogni domanda e fornito la migliore delle risposte:

«Ero conscia dell’ottimo lavoro di riabilitazione e fisioterapia fatto post-intervento, fisicamente mi sentivo bene e avevo davvero tanta voglia di ricominciare a misurarmi sul campo. Ho cercato di mettermi al servizio della squadra e di fare il meglio possibile, cercando di essere utile facendo le cose che mi venivano chieste e che la squadra aveva bisogno da me. Ovviamente speravo potesse essere un’annata positiva a livello personale, ma non immaginavo che potessi andare così bene e ne sono davvero felice. Anche la scelta di riprendere a giocare, dopo essere rientrata da un lungo stop, ripartendo da una società che mi fa sentire a casa ha giocato un ruolo fondamentale per poter ripartire a mente sgombra e in serenità».

Per compiere questo passo serviva ripartire con calma, senza pressioni. In una società che conosceva e dove sapeva cosa avrebbe trovato. In una squadra che per lei è una seconda casa e una seconda famiglia, in mezzo ad un gruppo di amiche. Giocare con un clima del genere, assieme a persone a cui vuoi bene e che ti vogliono bene, rende tutto più semplice:

«Mi riallaccio al fatto di ‘sentirmi a casa’ di cui parlavo prima; ovviamente il fatto di essere un gruppo unito anche fuori dal campo è un valore aggiunto notevole. Ci conosciamo molto bene e condividiamo tante cose assieme, siamo tutte amiche, ogni scusa è buona per passare del tempo insieme anche fuori dalla palestra, e credo che questo sia un fattore che di seguito va ad influenzare in positivo anche le prestazioni in campo, perché essere così legate tra di noi porta poi ad aiutarci più facilmente l’una con l’altra e a sacrificarsi volentieri in nome del gruppo».

Nella sua parentesi lontano da Sesto, prima di tornare poi in rossonero nella passata stagione, spicca però anche un’esperienza particolare. Una stagione fuori di casa, disputata in A2 a Castel San Pietro Terme e culminata con una accesissima finale promozione proprio contro la sua vecchia famiglia, il Geas. Sesto vinse quella serie 2-1, dopo tre partite vinte tutte dalla squadra in trasferta in mezzo a un mare di emozioni. Nonostante la delusione per la promozione in A1 sfuggita con la maglia della Magika, i ricordi di quella esperienza e di quella stagione così unica rimangono ancora vivi:

«Quella di Castel San Pietro è stata un’esperienza fantastica, nonostante gli alti e bassi della stagione, ma ancora oggi mi porto dentro solo ricordi positivi. Un anno trascorso lontano da casa comunque ti forma come persona, nelle piccole cose della quotidianità ma anche nel modo di pensare e di relazionarti con un nuovo ambiente e nuove persone. Se tornassi indietro, rifarei la stessa scelta cento volte».

Con il rientro a casa, poi per Veronica è arrivato il momento anche di affrontare il mondo del lavoro al di fuori della pallacanestro e, proprio come in campo, non si può certo dire che le manchi l’energia:

«Che dire: di sera atleta e di giorno educatrice all’asilo nido e aiuto-allenatrice di minibasket. Diciamo che le giornate sono parecchio piene! Dopo il liceo ho studiato lingue per un paio d’anni e ho avuto la fortuna di fare anche qualche esperienza all’estero, dopodiché mi sono dedicata alla mia passione per i bimbi: ho studiato Scienze della Formazione per poi iniziare a lavorare come educatrice. Tra lavoro e allenamento ovviamente il tempo libero non è molto, ma appena è possibile mi concedo un po’ di svago con gli amici, che sia una cena o anche solo un caffè per scambiare quattro chiacchiere. Mi piace molto anche andare al cinema, ma solo in seconda serata post-allenamento, ovviamente…».

Nella vita fuori dal campo è una ragazza semplice, sul parquet pure. Comparire come miglior marcatrice nel tabellino o stare sotto i riflettori non le interessa. A lei basta poter essere utile per la squadra facendo le cose che servono, giocare assieme alle sue amiche e divertirsi. Perché alla fine riceverà pure meno attenzioni, ma tante volte una vita da mediano può essere più appagante e soddisfacente di una vita da stella incontrastata.

Il grande talento della Gambarini

Gambarini
Gambarini

La visione è l’arte di vedere le cose invisibili. Non una semplice capacità, ma proprio un’arte. Perchè poter osservare la realtà che ci si pone davanti è una possibilità aperta a chiunque, ma poter andare oltre la realtà e immaginare le cose che ancora non ci sono diventa un vero e proprio talento. Il visionario riesce a mettere in pratica quello che gli altri non riescono neanche ad ideare con la teoria.

Francesca Gambarini, playmaker ventiduenne, è sempre stata una giocatrice visionaria, fin da ragazzina. Alcune sue giocate, certi suoi assist spettacolari, a volte sorprendevano non solo le sue avversarie ma perfino le proprie compagne di squadra. Quando conduce un contropiede è elettrizzante, quando penetra nel traffico e legge uno scarico impossibile ti fa trattenere il fiato. Per vedere angoli di passaggio che non esistono e trovare spazi che non ci sono, serve del genio. Talvolta il genio non è compreso fino in fondo, anche perché, se tutti fossero in grado di capire la genialità, questa di conseguenza non sarebbe più un’arte così rara e speciale. Tutti possono essere in grado di vergare delle pennellate su una tela, ma poi per poter diventare pittore serve il genio. E Francesca la si potrebbe definire proprio una giocatrice-pittrice: nel momento in cui riesci ad andare oltre i colori e a cogliere il senso del dipinto, non puoi non rimanere a contemplarla in silenzio con ammirazione.

Solo la sfortuna poteva contrastare la sua arte, e per un po’ ci è riuscita con successo. Due anni fa “Gamba” si è operata ad un ginocchio ed è stata costretta a saltare tutta la stagione in quella A1 che aveva contribuito a conquistare con le sue visioni e i suoi colpi di genio. L’anno scorso è tornata, non ancora al meglio, ma comunque in grado di dare qualche pennellata delle sue. Quest’anno invece la si aspetta di nuovo sui suoi livelli, pronta ancora a vedere le cose invisibili, lasciando lì di stucco chi la guarda, a chiedersi come abbia fatto a capire qualcosa un secondo prima che pure esistesse.

«Gamba è una giocatrice speciale, dal grande talento, purtroppo è stata un po’ sfortunata – racconta coach Cinzia Zanotti – L’anno di inattività ha un po’ pesato, quindi la passata stagione è stata un’annata di reinserimento dove lei ha dovuto pazientare tanto; quest’anno invece speriamo che possa essere il suo e che riesca a riprendere a giocare con una certa continuità. La scorsa stagione ha avuto anche qualche problema con le caviglie: crediamo quindi che questo possa finalmente essere il momento del suo pieno rilancio. Dovrà ritrovare un po’ di fiducia in sé stessa e riprendere il ritmo partita, recuperare di nuovo quella sicurezza atletica che aveva prima. La conosco da tanti anni e so cosa ci può dare, ha grandi doti e nell’anno della promozione in A1 era stata fondamentale per noi, so quanto ha sofferto a stare lontano dal campo per tutti quei mesi, per questo sarei doppiamente felice se riuscisse a tornare al 100%».

Proprio l’infortunio che l’ha costretta ai box per un anno intero, nella stagione più importante della sua carriera, ha frenato un po’ la crescita di Francesca. Che ha dovuto anche superare momenti difficili e di scoraggiamento, ma ha sempre tenuto duro per tornare a fare quello che ama:

«L’operazione di due anni fa mi ha impedito di giocare in A1, e quella è stata una stagione molto dura sotto il punto di vista psicologico. Soprattutto perché vedere le compagne allenarsi, mentre tu non ti puoi allenare e devi rimanere fuori a guardarle, non è davvero facile. In più con il campionato che non era andato nel migliore dei modi, dato che da neopromosse avevamo fatto molta fatica, faceva ancora più male rimanere in disparte e non poter dare il proprio contributo. Anche il percorso riabilitativo non era stato molto scorrevole, quindi l’insieme di tutte queste cose aveva reso quella stagione davvero dura. Adesso invece il ginocchio è a posto, non ho più problemi fisici, forse quello che mi manca ancora rispetto a quando giocavo prima del secondo intervento al ginocchio è un po’ di sicurezza e di sfrontatezza per riuscire a rifare di nuovo quelle cose che facevo e che ora invece faccio un po’ più fatica a fare».

L’anno scorso è andata vicina a riprendersi quella A1 che già aveva conquistato con merito ma che non ha potuto giocare. La sfortunata finale playoff ha fatto saltare i piani di tutti, anche i suoi. Però il bello dello sport è che c’è subito un’altra chance dietro l’angolo per potersi rialzare e riscattare:

«Da questa stagione tutti si aspettano una risposta positiva, un segnale di rivincita e vendetta dopo quello che è successo lo scorso giugno. Sicuramente l’obiettivo è di migliorare come collettivo, dato che la squadra più o meno è rimasta quella dell’anno scorso, ma ognuna di noi vorrà migliorare anche individualmente».

Proprio sotto questo punto di vista Gamba sa di dover lavorare molto, perché è vero che il genio e la visione sono un’arte che non tutti possiedono, ma è altrettanto vero che da sole non possono bastare per essere una giocatrice completa:

«Penso di dover migliorare un po’ di scelte in campo, alcune letture dal punto di vista tecnico, oltre a migliorare nel tiro da tre, anche la difesa, insomma un sacco di aspetti dove posso diventare più efficace, ma dove non si raggiunge mai la perfezione e quindi c’è sempre margine per lavorare».

Al Geas ha sempre lavorato molto ed è cresciuta negli anni, da quando è arrivata nelle giovanili fino a quando è diventata una pedina fondamentale della prima squadra. Da ragazzina si faceva più volte a settimana il viaggio da Lozza, vicino Varese, fino a Sesto San Giovanni per poter migliorare e diventare una giocatrice sempre più forte. E il suo talento in tutti questi anni l’ha aiutata a costruire una storia di successi tanto per sé quanto per il Geas, che ormai è la sua seconda famiglia:

«Io sono arrivata la Geas da giovane, Cinzia praticamente mi ha accompagnato dalle giovanili alla prima squadra perché è la persona che mi ha allenato di più in questi anni, e ora entrare in palestra è praticamente come entrare in casa mia ogni volta. Forse è diventato un ambiente anche troppo familiare, non so se cambiare aria in passato mi avrebbe potuto fare bene o se sia stato il percorso più produttivo dal punto di vista cestistico per la mia carriera, ma io sono sicuramente soddisfatta dei miei anni al Geas, abbiamo vinto tanti scudett giovanili,, una coppa Italia di A2, una promozione in A1, diciamo che non posso pretendere di più».

Come tutte le sue compagne, anche una volta tolte le scarpe da basket Francesca si dà da fare. Da due anni ha intrapreso un percorso di studi impegnativo ma, come testimoniato dalla tenacia con cui ha lavorato per una stagione intera per recuperare dall’infortunio, le sfide non la spaventano:

«Nella vita fuori dal campo studio osteopatia, sono al terzo anno. Sicuramente è un obiettivo molto importante, dovrei laurearmi tra tre anni pieni. Nel tempo libero d’estate mi piace andare in giro assieme a mio padre con la bici da corsa, mi piace ascoltare musica, mi piace viaggiare, cose normali insomma».

Cose normali, perché per quelle speciali basta già il campo da basket. La tela dove Gamba diventa pittrice, dove il suo genio riesce a rendere visibili le cose invisibili.