Massimo Ranieri: “Il Jazz mi ha ammaliato”

Massimo Ranieri
Massimo Ranieri

Innamorarsi del jazz a 65 anni è possibile. Una “malìa” lenta e, probabilmente, inattesa quella tra Massimo Ranieri e la musica afro-americana.

Nello sguardo luminoso del cantante napoletano, ospite giorno 5 dicembre del Festival d’Autunno, diretto da Antonietta Santacroce,  è palese la gioia per aver intrapreso una nuova avventura che condivide con un quintetto d’eccezione, una formazione stellare che riunisce il gotha della musica jazz del nostro paese: Enrico Rava alla tromba, Stefano Di Battista ai sassofoni, Rita Marcotulli al pianoforte, Riccardo Fioravanti al contrabbasso e Stefano Bagnoli alla batteria.

Appena un anno fa, tra lo scetticismo di molti, hai pubblicato “Malìa”, del quale oggi esce il secondo “capitolo”. Come hai affrontato questo progetto?

«Senz’altro con grande entusiasmo. Ero molto eccitato dall’idea di un lavoro nuovo e diverso da tutto ciò che avevo fatto fino ad allora. Ero consapevole che con esso si sarebbe aperta una nuova strada, che mi avrebbe portato nella Napoli degli anni Cinquanta. Un periodo in cui nella mia città l’influenza degli americani, giunti alla fine della guerra ebbe un peso notevole nella cultura musicale della mia città».

Qual è stata la sensazione vissuta con l’approccio di un genere musicale a te sconosciuto?

«E’ stato come scoprire un mondo nuovo, a me completamente sconosciuto. Non posso nascondere che nei miei ascolti giovanili ci sono stati grandi artisti jazz come Miles Davis e John Coltrane, ma non riuscivo a “entrare”. Oggi, però, li ho riscoperti e ho compreso con maggiore convinzione la loro arte».

 Hai accennato alle canzoni di una Napoli diversa e lontana alla quale restituisci una attualità impensata.

«Quelle scelte nei due album non sono semplici canzoni ma autentiche perle. Il desiderio comune mio e di Mauro Pagani è stato quello di dare loro un’impronta diversa, che fosse qualcosa di nuovo rispetto al mio modo di cantare. Posso dirti che mi sono messo al servizio di quelle canzoni».

 Quanto è stato importante Mauro Pagani in questa tua “integrazione”?

«Molto. Io non sono un cantante jazz e devo ringraziarlo perché è stato la mia guida. Lavorare con Mauro è stata una esperienza straordinaria che si è ripetuta durante le registrazioni della seconda parte di Malìa. Già diversi anni fa avevamo intrapreso un viaggio di ricerca sulla musica napoletana. I due lavori attuali, però, corrispondono perfettamente a ciò che entrambi volevamo realizzare. Sono veramente soddisfatto del risultato ottenuto».

Nei tuoi concerti il pubblico riesce a cogliere maggiormente l’anima seducente della Napoli “caprese” di quegli anni.

«E’ la magia della musica di una Napoli che incantava e ancora oggi riesce ad ammaliare con brani che si avvalgono del linguaggio jazz di musicisti che il mondo ci invidia. E’ anche merito loro se tutto è perfetto anche in concerto».

 Enrico Rava, Stefano Di Battista, Rita Marcotulli, Stefano Bagnoli e Riccardo Fioravanti non hanno bisogno di presentazioni. Ascoltandoli sia in concerto che in studio si percepisce quanto siano stati importanti per te.

«Come potrei dire il contrario. Sono grandissimi musicisti e, al tempo stesso, persone meravigliose. Con loro ogni sera sul palcoscenico si crea un’atmosfera sempre nuova e fantastica. Io sono affascinato dagli artisti jazz e dal loro modo di concepire la musica: sembrano andare per conto loro anche se poi realizzi che in fondo non è così. Averli al mio fianco è stato importante per la riuscita di “Malìa”. Mi hanno consentito di entrare con dolcezza nel loro mondo, facendomi divertire».

 Nei tuoi concerti rendi omaggio a Pino Daniele.

«Non potrebbe essere diversamente. Pino è stato un precursore nel suo genere inserendo per primo il blues nella musica napoletana. Un artista immenso che ha lasciato a tutti noi un patrimonio inestimabile. Lo porto sempre nel mio cuore».

 A Catanzaro ti sei esibito più volte con il tuo repertorio classico, lunedì al Festival d’Autunno ti presenterai in questa nuova veste. Eseguirai anche le canzoni di “Malìa, parte seconda”, in uscita oggi?

«A Catanzaro ho sempre ricevuto grandi accoglienze. Per la prima volta presenterò “Malìa” e sarò felice di farmi apprezzare in questo mio nuovo percorso musicale. Mi mancherà la presenza di Mario Foglietti, scomparso da poco, per me un amico ed un fratello al tempo stesso che ricorderò sempre con grande affetto. Le canzoni del nuovo disco? Ancora non abbiamo deciso nulla, vedremo».

 I biglietti per assistere al concerto di Massimo Ranieri sono in vendita nelle  rivendite Ticket Service Calabria e Ticket one, oltre che su: www.festivaldautunno.com.

Anna Ferriero

Anna Ferriero
Anna Ferriero

Anna Ferriero vive in questo ultimo anno, un periodo di grandi riconoscimenti. La sua passione per la scrittura le ha portato un posto tra i finalisti dell’importante premio “Nabokov 2015″ e la sua opera, una raccolta di poesie poi divenuto libro, è stato premiato al concorso letterario “Carpe Diem”,  ed è stato segnalato dal concorso premio letterario “Leggere salva la vita”. Nel mese di Febbraio la stessa composizione si è aggiudicata il premio di “merito” nella terza edizione del  premio di narrativa, teatro e poesia  “Il buon riso fa buon sangue”. Successivamente, brevi racconti e poesie sono rientrati nelle varie raccolte antologiche multitalent “Montecovello”. Ha scritto diverse raccolte e un breve romanzo. Timida e riservata, la giovane 22enne ha iniziato il suo percorso di scrittura nel 2014.

Anna, si scrive più con la testa, il cuore o la mano?

“Credo che la scrittura sia un dono regalato dal cielo per una ragione ben precisa. Quello che è amore e magia non può non nascere dal cuore!”

Da dove arriva l’ispirazione di scrivere?

“L’ispirazione di scrivere … credo che mi giunga dal cielo, dalle persone, dai luoghi incantati, dall’alternarsi delle stagioni. Insomma, da tutto ciò che mi circonda”.

Sei molto giovane, cosa vorresti fare “da grande”?

“Mah … non saprei … anche se ho idee ben fiorite nella mia mente. Tutto ciò che mi sta capitando è talmente così grande che … non nascondo a volte mi fa paura …”

Se non scrivessi, probabilmente ti dedicheresti a … ?

“Beh … una domanda davvero bella! Credo che se non scrivessi, l’unica cosa che farei sarebbe semplicemente vivere di ciò che mi piace, di ciò che mi fa stare bene e mi armonizzi con il mondo. Quindi credo che prima o poi la scrittura, in un modo o nell’altro, farebbe comunque parte della mia vita, anche se cercassi di deviarla”.

Per chi scrivi oltre che per te stessa?

“Quando ero piccola, dicevo sempre alla mamma che il mio più grande desiderio era riuscire, con la mia magia, ad aiutare i bisognosi, i senzatetto, gli affamati. Donare un sorriso ai tristi e pace ai deboli, a fare vivere ai bimbi la bellezza della cultura. Per questo scrivo. Per fare in modo che chiunque possa avere la possibilità di sognare, perché soltanto il sogno può rendere liberi!”

Hai scritto dei libri, stai già lavorando ad uno nuovo?

“Sì. Ho composto due raccolte poetiche “Magia d’amore” stampata con la LER (Libreria Editrice Redenzione) e “Punto” edito da Oltre l’Orizzonte (ALBATROS IL FILO). Poi un mini romanzo “La cripta dei desideri” della Vitale Edizioni. Ho nel cassetto due romanzi inediti “Polvere d’Irlanda” – Happy Land, un libro di racconti e poesie, un romanzo poetico. È come muoversi alla ricerca di un tesoro nascosto e dimenticato. Il risveglio dell’Europa, con l’uso della latta e delle prime biciclette, con gli intensi scambi marittimi con le americhe e col resto del mondo, non ancora completamente noto, inizia il suo cammino …“Sulle onde della conoscenza” è un romanzo sempre inedito in cui tre ragazzi visitano la Sardegna, la Valle del Nilo, le Hawaii, in un viaggio immaginario, teso a riscoprire i fondamenti della civiltà, attraverso sentieri fisici, mentali, spirituali. E poi … non so, se Dio mi aiuterà e se vorrà, continuerò questo percorso …”

Tra poco è Natale, un tuo desiderio?

“Che tutti i popoli della Terra riscoprano i luoghi del proprio cuore e possano, attraverso la luce divina, riscoprire la via del perdono”.

E per l’anno nuovo cosa ti auguri?

“Spero che l’anno nuovo sia un anno pieno di riflessioni e che noi uomini possiamo considerare questo anno che passerà un passaggio dal buio alla luce, riscoprendo le meraviglie nascoste dell’anima”.

Intervista a cura di Davide Falco

Intervista a Siro Brugnoli

brugnoli
brugnoli

Un uomo e tre vite “L’obbiettivo è cercare di dare a chi legge un po’ più di forza per reagire a quelli che possono essere gli impedimenti e i problemi fisici, ma anche non fisici”
“L’iniziativa l’ho presa io, era tanto tempo che volevo scrivere un libro che raccontasse di me e della mia storia”, confessa Siro Brugnoli protagonista del libro appena uscito a cura di Cesare Lanza “Siro Brugnoli. Un uomo e tre vite” (ed. L’Attimo Fuggente, 2016).

Viene descritto come playboy di successo, imprenditore geniale, filosofo libertario. “Ma ci si ritrova in queste tre definizioni?”-
“Mah, si stenta a crederci, però nella realtà è così.”.

“Vorrebbe aggiungere o togliere qualcosa a quello che ha scritto il suo amico Cesare?”
– “No, se mi ha visto così, va bene quello che ha scritto. Evidentemente ha trovato in me queste caratteristiche, e devo dire che non si è discostato dalla realtà, sono tutte e tre cose che ho raggiunto nella mia vita”.

Nella vita Siro Brugnoli ha avuto tante soddisfazioni. È riuscito a realizzarsi in campo lavorativo e sentimentale con impegno e fatica, e con doti di corteggiatore, senza mai perdersi d’animo, “perché tutto dipende da noi stessi”. E non lo dice come una frase fatta, di quelle che si sentono tutti i giorni e che si danno quasi per scontate. Brugnoli a quattro anni è stato colpito da poliomielite, e in maniera piuttosto grave, ma senza arrendersi ha vissuto come se fosse ogni giorno una sfida. La sfida di vivere.

“Si può dire che la sua vita sia stata quasi un paradosso? Nel senso che la malattia è stata la sua fonte di vita, le ha permesso di combattere e di realizzarsi in ogni campo desiderato. Si può dire che dalla negatività è riuscito a trarre laSiro Brugnoli bambino e le sue partite di calcio a quattro zampe positività?” .
“È proprio così – risponde – di solito chi ha queste malattie ha problemi nella vita. Nella realtà io sono riuscito a far diventare la malattia da cosa negativa a cosa positiva. Un meccanismo che la mia psicologa chiama in un certo modo, ora non ricordo”.

E se non ci tradiamo forse possiamo ipotizzare che la parola del meccanismo attuato da Brugnoli sia “compensazione”. Ci rifacciamo ad Alfred Adler, lo psichiatra, psicoanalista e psicoterapeuta austriaco che introdusse il concetto di complesso di inferiorità. Complesso che può essere accentuato da inferiorità d’organo, l’insufficienza fisica o estetica, e da costellazione familiare, la rivalità fra i fratelli. La compensazione è uno dei modi in cui la volontà di potenza supera il sentimento di inferiorità.

Si potrebbe continuare perché Adler sostiene che l’individuo ha in sé una serie di potenzialità creative e deve trovare la possibilità di esprimerle attraverso l’azione, ma questo richiede un adeguato livello di autostima. Ed ecco entrare dunque l’incoraggiamento che in un contesto relazionale può consentire il superamento del complesso e portare all’espressione della propria potenzialità creativa.

L’incoraggiamento diventa lo strumento per il cambiamento e per la guarigione, perché l’individuo viene aiutato a mettere in campo tali potenzialità, rimuove gli ostacoli, supera i problemi e capisce che dispone degli strumenti per realizzare le sue mete.
E Brugnoli lo dice con una frase chiara e delucidativa: “ Non ho mai sentito di avere una disgrazia, e chi mi conosce neanche se ne accorge, anzi si dimentica”.

Probabilmente molto è dipeso anche dal contesto familiare in cui è vissuto. Il contrasto fra una mamma molto dolce e un padre duro e autoritario. La madre così premurosa e dedita alle cure per il suo amato figlio, il padre che non ha mai voluto riconoscere la sua malattia, facendogli fare esattamente tutto ciò che anche gli altri figli facevano, non aiutandolo, ed anzi arrabbiandosi se Siro non riusciva da solo. Se l’atteggiamento del padre aveva creato un dissidio forte con Siro, solo dopo scoprirà il grande insegnamento ricevuto. Ma certo, accanto aveva almeno avuto la fortuna dell’affetto e della dolcezza della madre e dei fratelli che comunque non lo avrebbero mai abbandonato.

Brugnoli ha avuto accanto a sé donne belle e conosciute, addirittura su Siro Brugnoli e le donneriviste apparivano notizie delle sue love stories, donne che si innamoravano di lui, ma che non duravano poi troppi anni….
“Ma che rapporto ha con le donne? Perché non si è mai sposato?  A leggere il libro sembra che non si fidi delle donne.
“E invece è tutto il contrario, io mi fido eccome, perché ho il vantaggio di conoscerle prima. Si chiama empatia questa mia qualità, la capacità di porsi nella situazione di un’altra persona con nessuna o scarsa partecipazione emotiva, ed io riesco a capirle prima che loro possano capire me. Le donne ti portano a fare cose che non vuoi fare e invadono la tua libertà. Allora so bene di chi fidarmi e di chi no, so bene chi frequentare e chi no. E non ho paura di loro sennò non avrei avuto tutte queste storie”.

Nelle sue parole riportate nel libro si trova una punta di misoginismo, ma lui nega,
“Non è così”. “Quello che dico è vero”, “sono storie che fanno ridere quando le racconto. Perché insomma è pur vero che iniziano a criticare gli amici e a non farmici più uscire, a criticare la pulizia o meno della casa facendomi perdere la donna che mi aiuta senza farmi mancare nulla. E poi ti tradiscono con un bel bagnino e ben presto sei costretto a lasciare casa e a ritrovarti con nulla”.

Ma sorvoliamo sulle donne e sul suo essere playboy, Siro Brugnoli è un industriale di successo. Ha una industria che produce apparecchi per la respirazione e vende in 95 paesi differenti. Si chiama MIR medical international research ed è un’azienda produttrice di dispositivi medici globale fondata nel 1993.
Da più di 20 anni l’azienda è riconosciuta a livello internazionale per le numerose innovazioni e progressi in tre diversi settori del mercato: Spirometria, OssSiro Brugnoli viaggiatore del mondoimetria e Telemedicina. Forse anche la nascita di questa azienda è stata dettata da un sentimento di plongee verso chi ha bisogno di aiuto, dal poter far qualcosa per qualcuno.

In realtà difficilmente ci si può mettere nella testa di chi ha subito una malattia. Difficilmente si comprende e si arriva a una sensibilità tale da entrare in ciò che le persone sopportano e hanno dovuto sopportare
“La società che ci circonda non ci capisce, non ha la capacità di comprendere. Perché bisogna mettersi nel cervello di chi ha quella determinata malattia, ed è impossibile. E poi sbagliano nel compatire chi ha un problema. Non capiscono che bisogna aiutare quelle persone affette da particolari disturbi o malattie in modo che non se ne accorgano di averle. Se si viene compatiti e aiutati allora va a finire che si trovano giustificazioni per non realizzare nulla e non si reagisce, non si ha nessuno stimolo”.

E ribadisce : “Se ho fatto tutte queste cose nella vita è perché mi sentivo di farle anche se non ero in grado di farle. La capacità di risolvere il problema è dentro di noi, abbiamo in mano la possibilità di riuscirci. Io sono un esempio”.
Il libro ha una precisa funzione e valenza. La storia di Siro Brugnoli è piuttosto particolare e deve essere divulgata. E poi come dice il protagonista “l’obbiettivo è cercare di dare a chi legge un po’ più di forza per reagire a quelli che possono essere gli impedimenti e i problemi fisici, ma anche non fisici”.
Il messaggio che si evince è che tutto dipende da noi stessi, e “non c’entrano nulla i soldi” (e Brugnoli lo dice perché ha avuto una vita sempre agiata), “perché ricco o non ricco uno deve avere la spinta, il carattere, la forza di risolvere il problema”.

Con tutte queste cose dette siamo così giunti alla terza immagine di Brugnoli: filosofo libertario. Non dà conto a nessuno, fugge dai pregiudizi e dagli stereotipi di vita, dalle convenzioni sociali e dalle precostituite idee politiche. Ed anche questo dipende da come egli ha vissuto ed è stato capace di vivere.

(di Stefania Miccolis)

Intervista ad Azzurra di “L’Etude De Bleuciel”

Azzurra
Azzurra

Chi è Azzurra ?

“Nasco come danzatrice e fin da piccola ho capito che la mia vita doveva seguire le mie passioni. Ho sempre voluto diventare ballerina di musical. Per cui studio canto, musica e danza, ma bisogna fare sempre i conti con la realtà. Mi sono diplomata come Perito Termotecnico con ottimi voti ed ho subito iniziato a lavorare in una società di formazione in AutoCAD e programmi per disegno tecnico.  Dopo i primi 6 mesi però mi sono resa conto che il lavoro d’ufficio non faceva per me (quando ero da sola mettevo la musica e ballavo per l’ufficio…).   L’amore per la danza e la voglia di esprimere me stessa sono sempre state più grandi di quello che facevo. Così ho deciso di licenziarmi  e di iniziare a collaborare come free-lance per la vendita di materiale pubblicitario per molte testate giornalistiche italiane. Questo mi ha permesso di continuare a studiare e coltivare le mie passioni.  La passione per la danza mi ha poi portata a studiare i vari stili e a capire che il movimento del corpo e la salute, sono fondamentali.  Cosi ho iniziato ad approcciare le discipline di guarigione naturali ed ho inizio a studiare Reiki, Shiatsu, Meditazione e vivo il periodo New Age conseguendo diplomi di Master di Reiki e Operatore Professionista Shiatsu. Nel frattempo lo studio per diventare Istruttore di Fitness in una delle migliori scuole di Formazione come Euroeducation e Federazione Italiana Fitness.  Dopo anni di Step, Aerobica, Aquagym e altro, mi specializzo nell’insegnamento del Pilates e dello Stretching ho continuato lo studio delle tecniche di Massaggio con la scuola Diabasi.  Grazie a queste esperienze, ho deciso di diventare anche istruttore Subacqueo nel 2010, portando tutto il suo vissuto di relax, benessere creando BE DIVE, un modo di andare sott’acqua che impronta tutto sulle sensazioni più che sul semplice guardare i pesci”.

“Benessere psico-fisico, istruttrice di sub, l’amore per la vita, è corretto?”

“Si. Nella mia famiglia abbiamo avuto tante esperienze di malattie psicosomatiche e non, che ci hanno portato a vivere di tutto dentro e fuori dagli ospedali.  Ho iniziato a studiare psicosomatica dopo la morte di mio nonno materno che per me era un faro di saggezza e stile di vita. Attraverso tutti miei studi cerco di portare le persone a prendere coscienza della loro potenzialità.  All’ inizio dei miei percorsi non credevo che a quasi quarant’anni avrei messo insieme tutto, creando uno stile di vita basato sulle sensazioni e sull’ ascolto di ciò che siamo. Ora posso dire di avercela fatta, anche se la strada è molto lunga. Con il Pilates e lo Stretching hai la consapevolezza del tuo potenziale inteso come struttura, come controllo sul corpo come atteggiamento della nostra mente sul vissuto. Con i Massaggi, lo Shiatsu  e il Reiki riprendi il contatto con le tue sensazioni sottili, con ciò che si muove dentro di te, aumenti le tue difese immunitarie e inizi a percepire ciò che sei. Con la Subacquea riesci a dare ascolto solo al tuo respiro e alle sensazioni a 360° di chi sei senza peso senza paure, senza giudizio e ritrovi la serenità che tanti aneliamo.  Mettere insieme tutte queste tecniche, aggiungendo un’alimentazione corretta e un lavoro osteopatico portano le persone, secondo me, ad avere successo nella vita”.

Quale è stata la consapevolezza maggiore nella sua vita ?

“Il corpo umano è una macchina perfetta.  Siamo noi a non dedicargli abbastanza attenzione, non parlo bellezza esteriore ma di ciò che noi coltiviamo nel nostro interno. Le nostre convinzioni il nostro atteggiamento nei confronti della vita, il modo in cui mangiamo condiziona anche il modo di stare seduti su una sedia. Non sono una fanatica ne una salutista, anch’io ho i miei vizi, ma credo che ognuno di noi debba ascoltarsi e attraverso le tecniche che insegno, prendere consapevolezza di noi stessi. Credo che ognuno di noi debba prima di tutto ascoltare se stesso e interrogarsi su cosa farebbe bene alla sua persona e amarsi di più.  Sono un ex persona obesa con problemi legati all’accettazione di me stessa. Mi sono lasciata per anni convincere di non essere brava abbastanza e di non essere degna di tante cose. Sono stata in terapia e ne ho passate tante e mi sento di poter dire che se una persona vuole davvero stare bene deve iniziare con l’accettare se stessa, deve guardarsi allo specchio e, obiettivamente fare il punto della situazione. E agire. Non essere trascinata dagli eventi ma prendere in mano la propria vita, darsi degli obiettivi e indirizzare le proprie energie al raggiungimento di essi. Sedersi e arrendersi è il modo migliore per diventare tristi e ammalarsi.  La vita la devi mordere e assaporare e lo devi fare per te stesso”

Quanto conta il benessere delle sue allieve, conoscenti, amiche?

“Non impongo alle persone che mi circondano il mio stile di vita, molte persone che hanno fatto parte della mia storia se ne sono andate proprio perché la mia visione non è proprio semplice. Altre invece l’hanno abbracciata e stanno avendo il loro percorso di consapevolezza. Con alcune di loro è davvero bellissimo! Stanno avendo dei risultati meravigliosi. Sono orgogliosa di loro. Cerco sempre di portare la mia esperienza nei miei corsi o trattamenti e attraverso le mie conoscenze di far prendere consapevolezza a chi si rivolge a me. Poi ognuno è libero di seguire i consigli o meno. Io stessa vado da chi è più esperto di me a fare il punto ogni tanto, lo chiamo “Tagliando”.”

Ora lei è titolare di  “L’Etude De Bleuciel quali sono le tipologie di corsi, serata organizzate?

“Ho aperto L’Etude De Bleuciel nel 2013. La traduzione del nome è “Lo Studio di Azzurra”, inteso non solo come studio dove faccio trattamenti ma come la somma degli studi che ho fatto per diventare quella che sono e quella che sarò (sono ancora molto giovane, devo ancora macinare chilometri). Lo spazio è dedicato a tutti i corsi di Body e Mind (Sbarra a Terra, Stretching, Pilates, Yoga, Danza Del Ventre, Tribal Fusion) di cui condivido l’onere con il SuperJump Be Studios di Davide Tumiotto e La Scuola di Danza Mediterranea di Marina Nour.  Teniamo seminari sulla consapevolezza corporea, Reiki, Costellazioni Familiari, piccoli corsi di Shiatsu e tecniche di massaggio (per amatori) trucco e immagine.  Mi vanto di avere delle grandi professioniste che mi aiutano tutti i gironi quali: Nicole Bertin Osteopata, Tiziana D’amico, Alimentarista, Angela Lombardozzi, Operatore Shiatsu, Cristina Freghieri Image Consulting. Grazie a loro si è creata un’armonia nel lavoro che a volte si fa fatica a trovare in molti ambienti. In questo centro si ha voglia di crescere e di scoprirsi senza pregiudizi o invidia. Ognuna di noi impara dall’ altra e soprattutto rispetta il lavoro cercando di creare sinergia il più possibile”.

Progetti futuri ?

“Mi basta vivere serena ma se davvero dovessi esaudire un sogno… adoro viaggiare e organizzo anche viaggi sia per sub che non. Il mio sogno è di portare tutto questo in modo itinerante.  Sarebbe meraviglioso poter organizzare vacanze e week-end in giro per il mondo dove le persone non solo visitano luoghi nuovi ma all’interno del soggiorno fanno esperienze e percorsi che le portano a stare bene”.

L’ étude De Bleuciel
Via Cola di Rienzo, 26
20144 Milano
349.2803898

Sito

Azzurra
Azzurra

Intervista a cura di Davide Falco

 

Telecamere a bordo dei taxi

Taxi Blu 024040
Taxi Blu 024040

Telecamere a bordo delle auto e anche dei taxi. Vantaggi e svantaggi (?) , visti da Stefano Salzani, Vice Presidente di Taxi Blu 02.4040

Per la sua esperienza, è utile una telecamera nelle auto ? 

“Si sono un ottimo deterrente contro i malintenzionati, e le riprese esterne stanno diventando sempre più fondamentali per stabilire le responsabilità in caso di incidente, senza contare che danno una grossa mano alle forze dell’ordine in determinate circostanze, insomma sono occhi sulla città”

Le vetture di Taxi Blu 02.4040 usufruiscono già delle telecamere di sicurezza ?

“Si un discreto numero di taxi collegati alla centrale taxiblu 4040 è dotato di questa tecnologia”

E’ una scelta del singolo tassista installare la telecamera, oppure sarà una scelta di Taxi Blu ?

“E’ una scelta del singolo tassista, taxiblu lascia la più ampia libertà decisionale, indicando pero i vantaggi di una decisione positiva all’utilizzo della stessa”

Quali possono essere i vantaggi dell’installazione di una telecamera nei taxi?

“I vantaggi sono un più alto grado di sicurezza personale,  un enorme vantaggio per quanto riguarda le responsabilità  in caso di incidente”

 

Intervista a cura di Davide Falco