Arte Padova

musae
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Dal 10 al 13 novembre 2017, personale di Antonio Salinari, un manager dell’informatica che diventa scultore realizzando opere con un’anima tecnologica e legni di alto pregio.

Giunta alla 28ª edizione, nel primo padiglione del polo fieristico padovano la mostra-mercato d’arte moderna e contemporanea Arte Padova pone i riflettori su nuovi talenti a fianco dei grandi maestri.

Nuovo volto dell’arte contemporanea, Antonio Salinari, rappresentato dall’équipe di Sabrina Falzone, critico e storico dell’arte, esporrà per l’occasione una raffinata selezione di opere create assemblando frammenti: simbolo dell’esigenza da parte dell’uomo di raccogliere i cocci dello sgretolamento del senso per tentare di costruire nuovi valori di riferimento.

Una peculiarità della sua scultura sta nell’evoluzione di questi frammenti, legni policromatici provenienti da tutto il mondo, metafora del reciproco assorbimento di culture e saperi (la “creolizzazione” di Edouard Glissant).

Espressione di questo percorso sono i bambini multietnici: mix di tecnologia e saper fare e allo stesso tempo messaggeri di significati accessibili. Ognuno di noi può intuire i loro gesti o immedesimarsi in uno di quei bimbi: aperto, fantasioso, entusiasta, ingenuo, sensibile verso l’ambiente…

E’ l’esortazione a liberare il bambino nascosto dentro di noi.

Padova Fiere
Via Niccolò Tommaseo, Padova
Padiglione 1 – Stand n° 100

Expo: 10, 11, 12, 13 novembre 2017
ven, sab, dom 10.00 – 20.00
lun 10.00 – 13.00

Galleria Deodato Arte di Milano : “Joan Miró. Capolavori grafici”

Joan-Miro
Joan-Miro

Alla Galleria Deodato Arte di Milano prosegue fino al 4 novembre la mostra “Joan Miró. Capolavori grafici” che presenta un’accurata selezione di incisioni e litografie appartenenti al ricco patrimonio di creazioni grafiche, cui il grande maestro catalano si rivolge costantemente durante tutto il suo percorso artistico.

Accanto ad alcune opere degli anni ‘30, i lavori esposti sono stati realizzati soprattutto nel periodo compreso fra gli anni ‘50 e ‘80, arco di tempo in cui Miró si dedica più assiduamente all’arte incisoria; infatti dalla fine degli anni Cinquanta si stabilisce in maniera definitiva a Palma de Maiorca, dove allestisce un laboratorio di incisione e litografia.

Affascinato dalla tecnica, dalle molteplici possibilità espressive e comunicative offerte, vede in questo medium la capacità di abbracciare perfettamente la sua arte, versatile, ricca di simboli e di colori accesi. L’utilizzo di strumenti inusuali come pettini, chiodi, dita e altro ancora, oltre al contatto diretto e fisico con i materiali, contribuisce a rendere ancora più personali le lastre incise, dalle quali emerge una forte connessione anche dal punto di vista emozionale.

Spesso destinate a volumi e riviste pubblicate in tiratura limitata, che si tratti di incisioni calcografiche a puntasecca, acqueforti o litografie a colori, le grafiche di Miró sono fedeli testimoni del suo linguaggio e al tempo stesso creano tra immagine e testo, reinterpretato secondo la propria sensibilità, un perfetto connubio.

Nell’esaustiva panoramica dei lavori in mostra s’incontrano alcune opere degli anni ‘30 che attestano le prime sperimentazioni incisorie come Daphnis et Chloé e Fraternity dal carattere narrativo e perfettamente rappresentative delle tematiche trattate.

Di matrice più astratta, sebbene con chiari riferimenti ai titoli, sono le litografie della serie Haï-Ku degli anni ‘60 come Herbes d’été, La bouge du sanglier e Au portrait couvert de neige, dove dalla semplice forma geometrica, dai piccoli punti e dalle macchie di colore è possibile scorgere soli, stelle, lune, occhi, figure femminili e uccelli, soggetti prediletti dell’artista.

Questa ampia galleria di figure stilizzate, filiformi, surreali nasconde – dietro ad un’apparente semplicità e leggerezza – un’essenza più complessa, espressione di riflessioni profonde e di uno stato d’animo inquieto.

Colori pieni, vivaci che si contrappongono a linee e contorni neri, figure che fluttuano e galleggiano insieme alle parole, caratterizzano le tavole del poemetto Le lézard aux plumes d’or (1971), uno fra gli esempi più evidenti della compenetrazione fra disegno e testo. L’argomento trattato nella favola fa riferimento a una lucertola con le piume d’oro ed è molto vicino alle tematiche legate al sogno e ai mondi fantastici indagati costantemente dall’artista catalano.

Più essenziali, per quanto concerne linee e colori, sono le litografie realizzate per la serie dedicata a L’enfance d’Ubu (1975). François Ubu, protagonista di tre opere teatrali di Alfred Jarry, impersona un uomo adulto dall’atteggiamento primitivo, vile e avido di potere, di cui Miró sceglie di inventare e rappresentare l’infanzia; la figura fittizia di questo soggetto si muove in un mondo irreale, popolato da animali e creature fantastiche, che si contrappongono alla reale natura di Ubu conosciuta nell’immaginario collettivo.

Particolarmente significativi sono inoltre i lavori incisori accompagnati da poesie di Jacques Prévert tratti dal libro in tiratura limitata Adonides (1975), le cui pagine originali esposte mettono in evidenza sulla stessa lastra l’incisione di versi e il disegno a simboleggiare la totale unione delle due arti e dei due artisti.

Di grande impatto sono l’incisione e acquatinta Sans titre III del 1981 su carta guarro capace di fornire uno spiccato effetto tridimensionale, evocativo del bassorilievo e il manifesto realizzato in occasione dei mondiali di calcio del 1982, un’opera d’arte colorata, fresca che andò a sostituire la vecchia classica iconografia del torero e delle corride, ottenendo uno strepitoso successo.

Ray Tarantino

Ludovico Einaudi Credits Ray Tarantino
Ludovico Einaudi Credits Ray Tarantino

Dopo cinque anni trascorsi negli Stati Uniti, il fotografo Ray Tarantino fa il suo ritorno in Italia. In questi anni le foto di Ray Tarantino sono state scelte da testate giornalistiche come il “The New York Times”, “The Guardian” e “Rolling Stone” in America, mentre in Italia, il magazine moda uomo “Style” del Corriere della Sera ha pubblicato, nel mese di dicembre 2016, dodici foto indicandolo come uno dei migliori street photographers.

“Vivere è una combinazione di amore e fortuna ed è così che il bello e il vero riescono a coesistere nello stesso attimo. E’ la strada che seguo in ogni scelta e che cerco di rappresentare con ogni scatto – racconta Ray – Il mio ritorno in Italia è stato guidato, innanzitutto, dalla ricerca “dell’essenza italiana”, mi riferisco a quella unicità che ci rende un gioiello nel mondo, capace di mostrare senza far vedere; in secondo luogo, mi mancava sentirmi protetto da un sistema culturale forte, e in alcun modo replicabile, come quello italiano. Per anni abbiamo cercato soluzioni di vita dall’altra parte dell’oceano, ma ho visto quel sistema da vicino e il “sogno americano” fa ormai parte del passato, secondo me il futuro è tornato da queste parti.”

Ray Tarantino è nato a Milano nel 1976. Figlio di una contessa Toscana e un grossista di diamanti Siciliano, arriva dritto da quell’ultima generazione di ottimisti possibilisti che hanno messo in piedi un mondo in grado di offrire percorsi e sistemi sociali destinati a essere smontati. Dopo poco più di un decennio vissuto in un campo di golf vicino a Como viene mandato in Inghilterra per studiare in collegio. E’ lì che scopre la fotografia per la prima volta – insieme alla musica – e sviluppa un rapporto d’amore a tre con le due arti che però si rivela essere poco costruttivo. Il ritorno in Italia è centrato sulla vita universitaria a Bologna dove approfondisce musica e filosofia. Lo studio si interrompe per un viaggio a New York seguito immediatamente da una breve carriera in discografia. Il mercato del disco è in crollo, e il poco interesse per le dinamiche aziendali spinge Ray ad abbandonare la strada “corporate” e a incidere un proprio disco che raggiunge la prima posizione nelle classifiche MySpace, portandolo fino a un contratto editoriale con Sony Music. E’ di nuovo la volta degli Stati Uniti, Ray abbandona l’Europa per un suonare quasi duemila concerti attraverso gli States e pubblicare tre album, ma quello che mancava nella musica era la possibilità di raccontare una storia in un istante, l’emozione di catturare qualcosa che non si ripeterà mai più, la serenità di sentirsi funzionali piuttosto che al centro dell’attenzione.

E’ così che ancora una volta Tarantino cambia strada, questa volta per tornare in maniera definitiva alla fotografia. Vive tra Nashville e Los Angeles, dove scatta per artisti e giornali di musica, ritratti, servizi editoriali e copertine di dischi. Il mondo è sempre lo stesso, il punto di vista diametralmente opposto. Tarantino non deve occuparsi di recuperare applausi ma semplicemente osservare quello che accade e attendere il momento giusto per scattare. Dopo qualche anno – e a seguito di una politica interna dedicata alla paura e all’odio che diventa sempre più prepotente – si esaurisce anche l’amore per gli States e così Ray torna in Europa, approdando nuovamente a Londra per inserirsi nella capitale Inglese – questa volta – come fotografo commerciale, i suoi lavori appaiono su testate nazionali quali Vanity Fair e GQ. Il passo di rientro dal Regno Unito all’Italia è breve, e la sua città di nascita non è più quella di prima e le cose sembrano essere cambiate per il meglio: la creatività è più viva e la scena artistica più tenace. Ray adesso vive a Milano, dove lavora come ritrattista e fotografo commerciale. La sua grande passione rimane la fotografia di strada.

https://www.instagram.com/ray.tarantino.photo/?hl=it
http://raytarantino.com/

Mostra quadri e gioielli

Elisabetta Mariani ed Enrica Miramonti
Elisabetta Mariani ed Enrica Miramonti

E’ stata inaugurata il mercoledì 10 maggio e continuerà fino a domenica 14 maggio, la mostra quadri e gioielli.

Protagoniste del binomio artistico di quadri e gioielli, sono la pittrice Enrica Miramonti e la creatrice di gioielli Elisabetta Mariani. I dipinti, appesi nel suggestivo spazio “Espace Room” nel centro di Novate Milanese, riportano immagini di paesaggi e di donne, che cercano sempre di catturare l’attenzione del visitatore, attraverso i loro raffinati particolari sa scoprire.

Per quanto riguarda i gioielli, la voglia di creare e dare libertà alla propria arte ed espressione, hanno portato l’artista Mariani a lasciare un lavoro fisso, per dedicarsi alla creazione di gioielli, semplici ed eleganti, dove la semplicità nasce comunque da una ricerca.

La mostra è visibile a Novate milanese, in via Repubblica, 38 presso “Escape Room”

Orari: 10-14 e 16-19

Maestro Donida e Mogol al Sacro Monte

Mostra Mogol musica e poesia
Mostra Mogol musica e poesia

Musiche, parole, dischi e immagini: si inaugurano lunedì 1 maggio due mostre dedicate a Mogol e al Maestro Donida
al Sacro Monte di Varese

Per tutto il mese di maggio, la Location Camponovo ospiterà
una doppia esposizione, tributo a uno dei sodalizi di maggior successo nella storia della musica leggera italiana: quello tra il compositore
Carlo Donida e Mogol, il più importante autore italiano

MILANO – Dischi, fotografie, spartiti e materiali inediti per una mostra, anzi due, dedicate a Mogol e al Maestro Carlo Donida, uno dei più importanti compositori italiani del Dopoguerra, che con Giulio Mogol ha collaborato a lungo, collezionando moltissimi successi in campo musicale, artistico e discografico.

La doppia esposizione, organizzata dall’associazione culturale La Compagnia di Donida con il patrocinio della Regione Lombardia e del Comune di Varese e con il sostegno di BBC-Banca Credito Cooperativo e TD Group-KARCHER Center Galliate Lombardo, sarà allestita presso la Location Camponovo, al Sacro Monte di Varese, per tutto il mese di maggio e sarà visitabile ogni sabato e ogni domenica dalle ore 10 alle ore 18 (ingresso: 5 euro).

L’inaugurazione è in programma lunedì 1 maggio alle ore 11 con una visita guidata organizzata dal collezionista Daniele Sgherri, che ai visitatori svelerà aneddoti, curiosità e retroscena legati alle carriere dei due artisti.

“Mogol: musica e poesia” è il titolo della mostra dedicata al più importante autore italiano: raccontare la sua carriera vuol dire intraprendere un viaggio affascinante e interminabile nella storia della musica leggera del Belpaese. Mogol è, infatti, il più noto autore di liriche che la musica italiana abbia mai avuto e i suoi testi hanno segnato intere generazioni.

L’esposizione si articola con pannelli che espongono la sua discografia in supporto 45 giri: oltre ai dischi “ufficiali”, il curatore ha inserito anche le cover, ovvero i successi cantati da altri artisti. A creare la giusta atmosfera, all’interno della sala saranno diffuse le canzoni dei dischi presenti nella mostra, in modo da permettere al pubblico di vivere pienamente le emozioni della musica.

“Al di là della musica” è il titolo del secondo allestimento, dedicato al Maestro Carlo Donida. Nato a Milano e vissuto sulla sponda varesina del Lago Maggiore (gli occhi perennemente rivolti al lago, la mente e il cuore sulle “colline in fiore” di Porto Valtravaglia), Donida è stato uno dei più importanti autori della nostra storia musicale.

Lucio Battisti lo considerava il “suo Maestro” e Mogol lo ha sempre riconosciuto come “un genio della musica italiana”. Molti dei brani più cantati tra la fine degli anni ’50 e gli anni ’70 portano la firma Mogol-Donida, una coppia di autori che ha avuto il suo naturale proseguimento artistico nel duo Mogol-Battisti.

Nella mostra ospitata al Sacro Monte di Varese è possibile ripercorrere la lunga carriera artistica del Maestro Donida (uomo schivo e lontano dai clamori, scomparso nel 1998), attraverso le copertine dei 45 giri che includono al loro interno i suoi più grandi successi: una collezione unica, con dischi provenienti da tutto il mondo.

Location Camponovo, via dell’Assunzione 1, Sacro Monte sopra Varese.
Quando: dall’1 al 28 maggio.
Apertura: sabato e domenica dalle ore 10 alle ore 18.
Inaugurazione: lunedì 1 maggio ore 11.
Ingresso: 5 euro.
Info e prenotazioni: +39 333 2130822; info@lacompagniadidonida.it; info@locationcamponovo