Paolo Apostolo

Paolo Apostolo

ASPETTI PSICOLOGICI DELLA PERSONALITA’ DI PAOLO RILEVABILI DALLA LETTURA DELLE LETTERE

di Cinzia RANDAZZO           

Le modalità psicologiche nella personalità di Paolo sono dettate necessariamente dalle relazioni che egli avvertì nei confronti delle comunità di Corinto, della Galazia, di Tessalonica e di Filippi. Gli stati comportamentali e mentali che l’apostolo ci esprime sono la diretta conseguenza di uno stato d’animo denso di emozioni causate in modo preponderante dalle notizie avute dai suoi collaboratori circa le situazioni morali in cui vivevano le comunità da egli stesso fondate. La personalità di Paolo, quindi, ci appare aperta a tutte le vicissitudini che le comunità presentavano, alle quali egli conseguentemente sentiva il bisogno di reagire con una gamma di sentimenti che andavano dalla rabbia all’entusiasmo:

sentimenti espressi in modo sintetico negli stati comportamentali del rimprovero e della gioia.

L’apostolo soprattutto attraverso l’atteggiamento del rimprovero, seguito da considerevoli ammonizioni, si impegnava ad educare la comunità e a riportarla all’unità (1Cor 1,10-13).

Il rimprovero è messo in evidenza con la citazione degli errori presenti nella comunità di Corinto, non abbastanza matura per riconoscere il cristianesimo non fondato sulla sapienza del mondo ma sul disegno sapiente di Dio, scandalo per i giudei e stoltezza per i pagani (1Cor 1,20-21).

Paolo con spregiudicatezza sottolinea ai fratelli della comunità di Corinto la immaturità comportamentale con parole convincenti e simboliche (1Cor 3,1-4). Nel caso dell’incesto la comunità sembra riscuotere maggiore disistima nell’apostolo per il fatto che neanche tra i pagani è presente una tale immoralità (1Cor 5,1-2). Paolo, talvolta, inveisce con tono sarcastico contro la comunità, affinchè questa venga stimolata a superare la procedura propria dei tribunali pagani (1Cor 6,4-6).

Paolo afferma, tra l’altro, di essere disposto anche a non perdonare più e ad agire severamente, ove la comunità di Corinto non intraprenda un radicale riesame di coscienza per approdare ad un profondo e deciso cambiamento di condotta e di prospettiva (2Cor 13,2.5.10).

Analogamente l’apostolo rimprovera apostrofando i Galati per ricavare da loro una risposta positiva sul valore della predicazione ed in merito all’osservanza della legge che, esclusivamente come tale, rende inattivo lo Spirito Santo (Gal 3,1-5). Per quanto attiene invece la comunità di Tessalonica, su questa bene informato, Paolo reagisce con tono compiaciuto soprattutto a motivo della sua fedeltà al vangelo (1Ts 1,6-8). L’apostolo, riconoscendo quanto debole possa essere la parola solo umanamente predicata, esalta l’efficacia evangelica dello Spirito Santo senza il quale egli stesso, insieme a Sila e a Timoteo, non avrebbe avuto il coraggio e la forza di evangelizzare in Tessalonica e dar vita, qui, ad una comunità fraterna in Cristo (1Ts 1,5).

E’ nell’abbandono fiducioso e pacato nello Spirito Santo che Paolo avverte una profonda tranquillità che lo rende partecipe di una gioia vissuta e frutto di conquista e di vittoria realizzate in mezzo a grandi tribolazioni e sconforti, patite nella sua missione apostolica.

L’esperienza religiosa dell’apostolo è testimoniata dalla gioia di una fede viva e operante che possiede e che fattivamente spende per il bene della comunità (1Ts 3,9-10). La gioia interiore che prova l’apostolo si rispecchia nel comportamento fedele, sofferente e paziente dei tessalonicesi chiamati da Dio a portare la gioia agli altri e di essere modello insuperabile per tutti (1Ts 2,13-14.19-20).

Il modo in cui Paolo vive la gioia è dettato dalla consolazione dei fratelli rimasti saldi nel Signore. E’ questo, per lui, motivo base per desiderare di rinvigorire e di accrescere la fede della comunità con la sua presenza (1Ts 3,8-10).

La gioia è, da Paolo, considerata stato da coltivare nella vita della comunità, al fine di renderlo felice. Fondamentale è l’ascolto umile e sottomesso della Parola, che viene da Dio, da Lui altrettanto umile, sottomessa, predicata. Parola di cui la stessa vita di Paolo è plasmata e perciò resa gioiosa nello Spirito Santo. Vita gioiosa che trabocca e sprona i fratelli della comunità a crescere, perseverando negli stessi sentimenti di Cristo (Fil 2,2-5).

Il comportamento nella gioia da parte di Paolo deriva dal vivere in Cristo in maniera perenne ed operativa affinchè sia di aiuto e, nel contempo, di arricchimento di fede nella comunità di Filippi (Fil 1,21-26). Paolo rinuncia a vivere la gioia in sé e per sé, in quanto sa che questa non gli appartiene essendo un dono derivatogli dall’esterno: lo Spirito Santo dà la gioia e la comunità, riempita di questo dono, provoca l’apostolo a rivivere tale sentimento (Fil 4,10-11).

Concludendo, è evidente che Paolo, attraverso il rimprovero, vuole riportare sia la comunità di Corinto, deviata dal peccato, sia la comunità della Galazia alla salvezza tramite la carità. Anche attraverso l’atteggiamento della gioia, l’apostolo non esita a ribadire alla comunità di Tessalonica, che già viveva in grazia di Dio, la necessità di perfezionare le sue azioni e i suoi sentimenti al fine di santificare Dio nel corpo (1Ts 4,1-4). Pure alla comunità di Filippi che ha molto cooperato per la difusione del vangelo, Paolo non esita a ribadire la necessità di rallegrarsi nel Signore nonostante le tribolazioni (Fil 4,4-7).

Il rimprovero e la gioia si intersecano nella personalità di Paolo, perchè ambedue sono finalizzati a portare le comunità alla carità. Il rimprovero necessariamente evoca la tristezza che, secondo Dio, produce pentimento e mediante il pentimento il fedele giunge a vivere la carità nello spirito e nel corpo. Tale vita vissuta nella carità è motivo di gioia e di consolazione per il bene dell’apostolo e delle comunità stesse (2Cor 7,8-13).


[1]                1Cor 10,31-33 e Gal 5,24-26.