A “Quarto Grado”: inchiesta sulle Ong e trafficanti

quarto grado
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Nella puntata in onda questa sera in prima serata su Retequattro – “Quarto Grado” si occupa dell’indagine, aperta dalla Procura di Trapani, sulle presunte collusioni tra organizzazioni non governative e trafficanti di esseri umani.
Nel corso della trasmissione verrà proposta la prima intervista all’ex agente di polizia, addetto alla sicurezza sulla nave di una ONG, le cui parole hanno contribuito in maniera decisiva all’apertura dell’inchiesta.

Di seguito, la trascrizione dell’intervista realizzata dall’inviato Pierangelo Maurizio:
Domanda: «Che cosa faceva a bordo della nave dell’ONG?»
Risposta: «Ero un rescue swimmer nell’attività di soccorso e ricerca in mare».
D: «Quindi materialmente andava a soccorrere, a prendere i migranti…»
R: «Sì, a prendere i migranti in mare, sui gommoni; poi, una volta imbarcati tutti, ero addetto alla sicurezza».
D: «Lei è stato imbarcato per quanto tempo?»
R: «In totale 7 mesi: dal 5 settembre 2016 fino a novembre, poi dal 15 aprile fino al 2 agosto 2017.
[…] Noi le anomalie le abbiamo riscontrate nel primo viaggio che abbiamo fatto nel Mediterraneo. Partiti da Augusta, in Sicilia, abbiamo fatto un trasbordo con la nave Iuventa e abbiamo notato un gommone che si allontanava verso le coste libiche e veniva rimorchiato da un’altra barchetta. Appena arrivati in zona, c’erano già delle piccole imbarcazioni con presunti scafisti, persone che rimorchiavano i barconi e li portavano indietro. Secondo me, prima rimorchiavanoi migranti verso di noi e poi, dopo, riportavano indietro i barconi vuoti».
D: «In sostanza il primo episodio che vedete è che da questo gommone vengono scaricati i migranti sulla nave Iuventa…»
R: «Sì, poi trasbordati dalla Iuventa sulla Vos Hestia…»
D: «…e contemporaneamente vi rendete conto che questo gommone, con i presunti trafficanti, si allontanava a tutta velocità verso le coste libiche…»
R: «Esattamente».
D: «Riuscite a segnalare queste anomalie?»
R: «No, quello specifico episodio no. Arrivati nel porto di Trapani scendiamo per segnalare alle autorità competenti le anomalie che c’erano sulla nave e veniamo bloccati…»
D: «Da chi venite bloccati?»
R: «Quel giorno lì dal team leader di Save The Children: mi ributta sulla nave vietandomi di parlare con i poliziotti».
D: «Eravate dotati di telecamere? Venivano ripresi questi soccorsi?»
R: «Sì, avevamo una GoPro su ogni caschetto. La polizia italiana, ogni volta che arrivavamo in un porto, saliva e chiedeva immagini».
D: «Queste immagini, richieste dalla polizia, venivano date oppure no?
R: «Che io sappia no».
D: «Ci sono stati casi in cui voi avevate individuato con chiarezza gli scafisti, che guidavano le barche, che si sono confusi con i migranti a bordo?»
R: «Sì».
D: «E a questi scafisti poi che cosa è successo?»
R: «Niente. Sono regolarmente sbarcati nei porti di destinazione».
D: «I membri dell’equipaggio della nave o i membri delle ONG erano al corrente di questo?»
R: «Sì, stavano là. […] Non c’era controllo di quello che stava succedendo, né nel Mediterraneo, secondo me, né venendo in Italia. In un sacco di casi medici, abbiamo sbarcato malati di malattie infettive…».
D: «Venivano segnalati, all’autorità sanitaria, questi casi, o no?»
R: «Noi siamo venuti a conoscenza di alcune patologie arrivati nel porto di Catania, perché l’autorità di terra ci ha comunicato che c’erano dei pazienti affetti da TBC. Sulla nave nessuno mai ci ha detto che delle persone erano affette da TBC o da altre malattie infettive».
D: «Sulla nave non c’è un medico?»
R: «C’è una team medico».
D: «Ed è in grado di accorgersi di queste patologie?»
R: «Questo non lo so, perché non sono medico e non riesco a giudicare l’operato…».
D: «Lei, con i suoi colleghi ex poliziotti, avete notato delle anomalie e quindi, a questo punto, che cosa fate?»
R: «A quel punto iniziamo a fare delle segnalazioni alle autorità, agli uffici competenti: la prima segnalazione l’abbiamo fatta ai servizi, nel settembre 2016, poi alla Squadra Mobile di Trapani il 14 ottobre».

D: «Quante imbarcazioni piene di migranti vi siete trovati contemporaneamente?»
R: «Dove ce ne erano di più, erano circa 5.000 persone… soltanto noi come nave a soccorrerli».
D: «Vi è capitato di essere filmati dai trafficanti?»
R: «Sì».
D: «E perché vi filmavano? Venivate minacciati?»
R: «No, minacciati mai. Solo una volta c’è stato un diverbio tra me e loro perché non si volevano allontanare».
D: «Questi soggetti chi erano, secondo lei?»
R: «Secondo me erano scafisti. Loro volevano le imbarcazioni e noi non gliele volevamo dare. Noi salvavamo le persone, poi cercavamo di affondarla, nei limiti del possibile… della sicurezza del momento».
D: «La maggior parte delle volte queste barche venivano ridate?»
R: «A me personalmente non è mai successo di ridare una barca, ho sempre lottato per affondarle. Sempre».
D: «E chi è che gliele ridava, allora?»
R: «Io ho visto, come si è visto in televisione: la Iuventa ha rimandato le barche indietro. Questo è palese».
D: «Venivano restituite?»
R: «Sì. Noi, ad ogni salvataggio, eravamo circondati da questi scafisti, sempre in attesa del bottino… più che altro per assicurarsi che il viaggio fosse andato a buon fine».
D: «Quando la nave delle ONG su cui voi eravate imbarcati e andavate a salvare un barcone di migranti eritrei, le risulta che la segnalazione fosse arrivata su un telefono satellitare di un membro dell’ONG, inviata da un sacerdote?»
R: «Era arrivato questo messaggio sul telefono del team leader, però non so chi l’abbia mandato».
D: «Ricorda se era stato imbarcato un mediatore culturale, che guarda caso era proprio eritreo?»
R: «In quel viaggio là, il mediatore culturale era eritreo, sì».
D: «In precedenza, invece, l’altro mediatore di che nazionalità era?»
R: «Era arabo».
D: «Quindi il mediatore arabo viene sbarcato, viene imbarcato un mediatore eritreo e si va a fare un salvataggio di circa 400 immigrati…»
R: «…con una bambina che stava male, sì…».
D: «Tutte queste anomalie – la presenza dei trafficanti, i presunti accordi con i trafficanti che facevano trovare i barconi in un dato punto – avvenivano sotto gli occhi di tutti?»
R: «In quell’attività eravamo presenti noi, la Guardia Costiera italiana, la Marina Militare italiana, la Marina Militare spagnola, quindi eravamo più organizzazioni presenti».
D: «Le risulta che i componenti dell’ONG intervistassero i migranti a bordo?»
R: «Sì, sempre, non in viaggio. Chiedevano da dove partivano, da quanti giorni stavano in Libia, chi li aveva messi sui gommoni, se c’erano un presunto scafista, chi li aveva accompagnati…».
D: «Con queste informazioni, poi, i membri dell’ONG cosa facevano?»
R: «Che io sappia, rimanevano a loro».
D: «Ma le trasmettevano alla polizia italiana?»
R: «Che io sappia, no».
D: «Lei ha avuto modo di parlare con i migranti su quanto pagassero?»
R: «Sì, non c’era una tariffa ben precisa: c’è chi pagava 200-300 o 5.000… mi sembra che delle donne non pagasse nessuno, il viaggio era gratuito».
D: «Era gratuito per le donne?»
R: «Non ce n’erano tante».
D: «Lei perché ha denunciato queste cose?»
R: «Perché secondo me nel Mediterraneo non c’era più controllo di quello che succedeva».