26° Festival di Milano Musica

Quartetto Noûs 2016
Quartetto Noûs 2016

L’ultimo programma di Milano Musica, nella magia del Civico Planetario “Ulrico Hoepli”, s’insinua in doppio appuntamento (sabato 2 dicembre alle 19 e alle 21.30), fra le repliche del concerto sinfonico all’Auditorium (venerdì 1 e domenica 3 dicembre). Protagonisti sono gli archi del Quartetto Noûs, che esegue in prima italiana il Quartetto n. 9 di Georg Haas (1953), e Fabio Pieri, direttore del Planetario, finissimo divulgatore, che offre al pubblico un approfondimento scientifico dal titolo: “Luce nera, il fascino dell’oscurità”.

La spiegazione del titolo è nella natura stessa della musica di Haas, «compositore che meglio di altri – spiega Gianluigi Mattietti nelle note di sala – è riuscito a fare sintesi tra l’eredità dell’avanguardia e una dimensione sonora personalissima, visionaria, proiettata nel futuro … In Vain (2000), pezzo monumentale, un’ora di musica, concepito come un’illusione della percezione acustica (ispirata agli spazi assurdi di Escher), ha segnato uno spartiacque nella storia della musica, proprio perché ha svelato un nuovo tipo di esperienza di ascolto: i suoi accordi spettrali, le continue metamorfosi, le fluttuazioni di tempo, le accelerazioni e i rallentamenti, sono associati a momenti di buio improvviso, che conferiscono a questa musica qualcosa di enigmatico e insieme sensuale».

«Gli esperimenti di musica al buio – precisa Mattietti –, già avviati nell’opera Adolf Wölfli (1981), hanno trovato poi un esito radicale nel Quartetto n. 3 „In iij. Noct.“ (2001) che richiede l’intera esecuzione nell’oscurità. I musicisti non solo non possono leggere le loro parti, ma nemmeno guardarsi, devono anzi suonare il più lontano possibile gli uni dagli altri, ad esempio nei quattro angoli di una sala da concerto … ». «Sembrava una sfida – scrive Haas -, un esperimento pericoloso, scrivere un pezzo così lungo, che dovesse essere memorizzato ed eseguito senza alcun segnale visivo o altra forma di comunicazione. Ma ha funzionato».

In effetti è diventato uno dei suoi pezzi cult. Da allora il compositore austriaco ha usato il buio in altre composizioni: nell’opera Koma (2016), ad esempio, accompagna lunghe scene cantate che danno voce ai pensieri della protagonista (una donna in coma, dopo un tragico incidente, forse un tentativo di suicidio, attorniata dai familiari che si affannano a parlarle, nel tentativo di risvegliarla), in una dimensione teatrale molto efficace, nettamente contrapposta al vociare dissonante e frammentario degli altri personaggi. (Mattietti)

Haas ha composto nel 2016 un altro brano cameristico da eseguire al buio, il Quartetto n.9 (2016), «da un lato – spiega l’autore –, per ridurre la comunicazione tra gli interpreti sul piano puramente sonoro, dall’altro per rendere possibile la massima concentrazione nell’esperienza di ascolto. Ascoltare la musica al buio è già di per sé un’esperienza molto speciale, dal punto di vista musicale e forse anche umano». Quaranta minuti di un’esperienza d’ascolto “totale”, come poche o nessuna.

Biglietti € 5