Teatro Libero Milano: “Madame Bovary”

madame bovary
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Al Teatro Libero di Milano dal
18 al 23 novembre 2017:

MADAME BOVARY
scritto e diretto da Luciano Colavero

In una piccola striscia di spazio che può percorre solo andando avanti e indietro, Emma vive la sua fuga immaginaria

Non un semplice adattamento del romanzo di Gustave Flaubert ma una scrittura originale. “Ho osato una riscrittura radicale”, dice l’autore. “Ho imprigionato Emma nel momento del suicidio. L’ho lasciata da sola, a morire sulla scena per un’ora. Volevo farla parlare liberamente, perché volevo dissezionarla ed estrarne il cuore: il suo desiderio di essere altrove, di vivere un’altra vita, di essere qualcun altro.”
Perché Madame Bovary? “Quando ho cominciato a scriverlo”, continua Luciano Colavero, “questo testo non era Madame Bovary. Era solo un breve monologo nato dalla lettura di Consumo dunque sono di Zygmunt Bauman, un saggio molto interessante che individua nella nostra società una vera e propria fame di felicità che il consumismo tiene in vita all’infinito senza mai soddisfarla. Su questo tema avevo qualcosa da dire. Ho capito solo in un secondo momento che quel materiale poteva dialogare con il romanzo di Flaubert.”
La Bovary che vediamo in scena è un essere umano in gabbia, che non può mai raggiungere ciò che desidera. Chiara Favero è intrappolata in una pedana lunga quattro metri e larga 50 centimetri. Un palcoscenico troppo stretto per recitare, dal quale non scende mai per tutta la durata dello spettacolo. Messo in queste condizioni il corpo dell’attrice non può mai essere del tutto al sicuro, vuole istintivamente cambiare la sua condizione, vuole fuggire. Ma non può fuggire.

“Quando immagino madame Bovary”, conclude il regista, “vedo una donna che ha fame, vedo una donna drogata di desiderio. La sua droga non sono gli oggetti, la sua droga è l’immagine, la visione, il sogno di ciò che non possiede. Lei vede qualcosa che non ha, lo desidera e corre. Il desiderio l’avvelena, ma nello stesso tempo la rende viva. Lei vuole l’impossibile e questo la rende viva. Di fronte a lei, alle spalle del pubblico, c’è un obiettivo che non può raggiungere, e in mezzo un marito, degli amanti, una vita che si deve spostare, togliere di mezzo per farle raggiungere ciò che desidera: morire e, insieme, vivere a Parigi.”