Shi Yang Shi con ArleChino al Teatro Verdi Milano

© Ilaria Costanzo foto ArleChino 3
© Ilaria Costanzo foto ArleChino 3

A distanza di 4 anni dalla tragedia del 1° dicembre 2013, in cui sette operai cinesi persero la vita in un pronto moda di Prato, Shi Yang Shi torna in scena con “ArleChino: traduttore e traditore di due padroni” per la regia di Cristina Pezzoli. Lo spettacolo, vincitore del Premio Teatro Nudo Noh’ma Teresa Pomodoro, sarà in scena al Teatro Verdi di Milano 1/2 dicembre (ore 20.30) e 3 dicembre (ore 16.30).

Lo spettacolo racconta la storia di Yang, nato a Jinan, nel Nord della Cina, nel 1979.
A 11 anni è arrivato in Italia insieme alla madre: è stato lavapiatti, venditore ambulante di erbe e unguenti cinesi sulle spiagge, studente bocconiano, traduttore simultaneo per ministri, imprenditori e registi internazionali di cinema; attore di teatro, tv e cinema, inviato speciale de “Le Iene”.

Yang è un cinese alto 189 cm, Yang è un cinese bello, Yang non sa chi è.
Come molti ragazzi di seconda generazione conosce poco sia la storia della sua ‘vecchia patria’ che della nuova; è abitato da brandelli e macerie di identità e culture, ma obbligato a trovare nuovi equilibri e sintesi tra la cultura del luogo in cui è nato e quella di dove è cresciuto.

“Sono cinese perché nato in Cina o Italiano perché cresciuto in Italia?”
Attraverso le vite dei suoi antenati, Yang ha fatto un viaggio alla ricerca delle sue origini e ha avuto modo di conoscere da vicino alcuni momenti della grande storia del suo paese di origine. Grazie alle memorie raccolte dai parenti che vivono ancora in Cina, registrate e tradotte, ha preso corpo il “libro degli antenati”: la trisavola materna, i bisnonni paterni, il nonno materno e il padre. Le loro vite attraverso la guerra civile in Cina tra nazionalisti e comunisti, l’invasione giapponese, la rivoluzione culturale di Mao fino ad arrivare agli anni Ottanta con la morte di Zhang Cheng – “Sincerità” – lo zio materno down che chiude la prima parte della storia.

Nella seconda parte lo spettacolo racconta la “riprogrammazione culturale” di Yang avvenuta a partire dal 1990, quando a 11 anni arriva in Italia insieme alla madre, mostrando le contraddizioni, le possibilità, il precario equilibrio della condizione di uomo orientale/occidentale che vive in Italia da oltre 20 anni e che dal 2006 è cittadino italiano.

L’ultimo capitolo dello spettacolo prende inizio da un video e da una data: 1 dicembre 2013, giorno in cui a Prato scoppia un incendio in una fabbrica cinese e sette operai che ci dormivano dentro, muoiono carbonizzati. Un terribile episodio che si è purtroppo ripetuto il 26 agosto 2017 quando altri due operai cinesi muoiono nel rogo di una mansarda – laboratorio.

Questo è il primo spettacolo prodotto in Italia con un protagonista di origine cinese; è in doppia lingua e rivolto ad un pubblico misto. Oltre alle repliche al Teatro Verdi lo spettacolo sarà il 15 dicembre a Savigliano (CN).

In questi giorni è uscito il libro di Yang intitolato “CUORE DI SETA – la mia storia italiana made in China”, edito da Mondadori. Sabato 2 dicembre alle ore l8 il libro verrà presentato nel foyer del Teatro Verdi (segue bicchierata).