“Il gusto dell’ingiusto”: nuovo album di Beatrice Campisi

Beatrice-Campisi
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Il 6 Dicembre esce “Il gusto dell’ingiusto”, primo album della cantautrice siciliana Beatrice Campisi, prodotto da Cobert Edizioni Musicali (Ultra Sound Records) e Jono Manson in collaborazione con il MIBACT e SIAE, nell’ambito dell’iniziativa “Sillumina – Copia privata per i giovani, per la cultura”.

Il CD “Il gusto dell’ingiusto” di Beatrice Campisi sarà presentato con un concerto il 6 dicembre presso lo SPAZIO MUSICA di Pavia (via Faruffini 5).

Il titolo dell’album, liberamente tratto dal secondo libro delle ‘Confessioni’ di Sant’Agostino, prende spunto dal racconto su un furto di pere (narrato dalla voce di Claudio Lolli nell’intro alla traccia 9), avvenuto non per necessità, ma solo per il gusto dell’ingiusto. L’album narra dunque le storie di vita e le esperienze del singolo, analizzando la dicotomia dell’animo umano, il dualismo che regna dentro ognuno di noi, il lato oscuro che ci conduce inevitabilmente all’errore, accompagnato dalla speranza e dal bisogno di riscattarsi.

Questo tema è rappresentato nel disco attraverso l’accostamento di diverse sonorità. La linea rossa seguita dalla cantautrice è caratterizzata dalla contaminazione dei generi: blues, swing, musica popolare, canzone d’autore si fondono in uno stile personale.
La cantautrice fa arrivare l’eco delle radici sicule nella sua musica, fondendo pensieri, parole, incontri, immagini, suoni. L’intenzione è quella di creare un’ambientazione introspettiva e onirica che non risparmia dal risveglio brusco in una realtà violenta e crudele

“Il gusto dell’ingiusto” è composto da 12 tracce. Questa la tracklist dell’album:

1. Avò: il singolo di lancio dell’album racconta una storia vera di violenza e di riscatto, di acquisizione di una dignità strappata troppo presto. Una dignità ricostruita con fatica, giorno dopo giorno, con la semplicità profonda con cui le donne decidono di alzare la testa e superare le difficoltà semplicemente vivendo e donando altra vita. La vita che torna come in un cerchio, dunque, che si ripete, modificandosi, traendo linfa da sé stessa e rigenerandosi in nuova vita.

2. Le temps est perdue: la voce solista della chitarra elettrica si fonde alla ritmica scandita da basso, chitarra classica e percussioni. Una commistione insolita di strumenti in un brano a cavallo fra l’afro-jazz e il rock.

3. I contorni dei ricordi: un tuffo nell’abisso vorticoso della memoria e dei sentimenti. “Le sterpaglie del passato” che affiorano nei momenti bui e il bisogno di rinascere…un brano acustico in cui il sassofono “parlante” di Antonio Marangolo fa da protagonista.

4. Un sorso di mezcal: una passeggiata “claudicante” nei freddi sobborghi pavesi. I rumori e i silenzi della città, la nebbia, il fiume e…l’ingresso in un bar, una big band che suona swing e il pubblico euforico che cerca di riscaldarsi a “sorsi di mezcal”.

5. Via Quieta: valzer accompagnato da archi e clavicembalo che riporta a una casa condivisa da quattro compagni di Università. Le risate, i primi amori e i tramonti sulla città di Catania.

6. Filo di fumo: l’amarezza per un grande amore consumato. Le verdi foglie del passato che si raggrinziscono, i ricordi di un tempo felice trasformati in illusioni. Il fragile filo delle relazioni che si spezza e diventa fumo.

7. Cielo a pois: mentre gli uomini vengono schiacciati dai ritmi forsennati della società, “Cielo a pois” racconta il bisogno e la bellezza di fermarsi, di chiudere gli occhi e riscoprirsi bambini. Bambini che giocano all’aperto, che ricercano e imparano insieme.

8. Viale della Libertà: il passato si materializza dentro gli occhi di un vecchio. Il viale di cemento si colora di verde al suono delle sue parole. Un racconto surreale prende vita: quello del “lupo cane” che lo accompagnava a scuola da bambino.

9. Mondo sintetico (intro Claudio Lolli): in un’atmosfera onirica e psichedelica, scandita da un ritmo ossessivo di basso, esasperato da suoni acidi di hammond e chitarra elettrica, l’inganno della realtà si rivela all’ultimo secondo e la plasticità delle cose, oggetti come persone o sentimenti, innesca il bisogno di riscatto.

10. Come edera e tango: la malattia che costringe a letto. Il corpo che si prosciuga mentre la mente rimane lucida. I ricordi felici che leniscono il dolore e la consapevolezza della morte imminente. Le linee sinuose della chitarra classica accompagnano il calvario della malattia al suono suadente di tango, mentre il ritmo di bolero nel ritornello (caratterizzato dagli assoli di svariati strumenti) simboleggia la voglia di vivere.

11. Non sono: una dolce ninna nanna accompagnata dall’arpa. Un resoconto della vita interiore e delle vicende esterne che si susseguono in un flusso continuo. La consapevolezza di essere talmente piccoli da credere reale la visione di un cielo stellato che già da millenni ha assunto una nuova forma.

12. Luna lunedda: da una filastrocca popolare nasce l’ispirazione per un pezzo dal sapore tradizionale, in cui le voci degli avi ritornano e i racconti delle generazioni si fondono in una storia unica, universale ed eterna. Una storia di terra e di mare, di profumi, di cibi, di tradizioni perdute…di guerre. I panorami siciliani si colorano di nostalgia, del senso di solitudine tipico dell’isolano dal quale emerge il bisogno di non perdere le radici e di inserirsi nel cerchio della vita in modo autentico.