Teatro Gobetti di Torino: “L’Arialda”

L'Arialda_Vecchione_Spinetta_
L’Arialda_Vecchione_Spinetta_

Il Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, presenta al Teatro Gobetti di Torino, il 17 ottobre 2017, alle 19.30, L’Arialda di Giovanni Testori, con la regia di Valter Malosti.
Lo spettacolo è interpretato da Matteo Baiardi, Vittorio Camarota, Christian di Filippo, Roberta Lanave, Camilla Nigro, Gloria Restuccia, Marcello Spinetta, Jacopo Squizzato, Beatrice Vecchione e dagli allievi della Scuola per Attori del Teatro Stabile di Torino Riccardo Niceforo, Noemi Grasso, Andrea Triaca. Le luci sono di Francesco Dell’Elba, le musiche di Bruno De Franceschi, la cura del movimento di Alessio Maria Romano, assistente alla regia Elena Serra.
Lo spettacolo sarà replicato al Teatro Gobetti, per la Stagione in abbonamento del Teatro Stabile di Torino, fino a domenica 29 ottobre 2017.

Intrisa di neorealismo, l’opera simbolo di Giovanni Testori è la fotografia di un’Italia povera e grezza, dove le passioni scoppiano e dilaniano uomini e donne. Protagonista Beatrice Vecchione, insieme a un cast di giovani interpreti diretti da Valter Malosti.

L’Arialda (1960) è il terzo volume del ciclo de I segreti di Milano di Giovanni Testori, un grande e ruvido affresco in cui l’autore racconta, con straordinaria incisività e poesia, l’anima della periferia milanese negli anni del boom economico, a cavallo fra gli anni Cinquanta e Sessanta, in un momento delicatissimo della storia italiana.

Un’umanità marginale, che lotta per la vita: Arialda e Gaetana, “negra” perché meridionale, si sfidano per un uomo, un bottegaio, che può offrire loro una reputazione di moglie e qualche soldo. Così come Eros, fratello omossessuale di Arialda, che spende la sua segreta sensibilità per un ragazzetto, Lino.

Intorno a loro le ragazze e i ragazzi della periferia, votati a passioni violente
e senza speranza. Malosti riscopre il nucleo del lavoro dello scrittore di Novate: non un bozzetto sociologico, ma un dramma dei sentimenti e della miseria, dove il riscatto non arriva mai.
In una dimensione di aperta critica verso un momento storico di trasformazione, la transizione dell’Italia da paese rurale a industriale, con il suo tributo di sofferenza e sradicamento dalle radici
di migliaia di persone, si innesta la necessità, per i protagonisti, di trovare una nuova dimensione, mentre aleggiano su di loro come avvoltoi, i fantasmi del passato.

E ne L’Arialda, una vera e propria “tragedia popolare” nelle intenzioni dell’autore, il tutto viene innervato dalla creazione straordinaria della protagonista che si aggira in un mondo in cui il confine tra vivi e morti diviene sempre più labile. Ma come in tutti i grandi autori, commedia e tragedia si fondono inscindibilmente.