Al Teatro alla Scala in scena il Nabucco di Giuseppe Verdi

Teatro alla Scala
Teatro alla Scala

Va in scena al Teatro alla Scala dal 24 ottobre al 19 novembre Nabucco di Giuseppe Verdi, con la direzione di Nello Santi e la regia di Daniele Abbado; cinque delle otto rappresentazioni registrano già il tutto esaurito, mentre per le altre restano in tutto 90 posti.

Si conferma così la fortissima identificazione tra il capolavoro giovanile di Verdi e il nostro Teatro (proprio su Nabucco si concentra anche la sezione dedicata alla Scala della grande mostra “Opera: Passion, Power and Politics” al Victoria and Albert Museum di Londra) ma anche il grande richiamo di un cast che riunisce, intorno a Leo Nucci protagonista, Martina Serafin (24, 27, 31 ott.; 4 nov.) e Anna Pirozzi (7, 11, 16, 19 nov.) al suo secondo titolo verdiano alla Scala dopo I due Foscari nella parte di Abigaille, mentre come Ismaele torna Stefano La Colla, ascoltato come Calaf nella Turandot di apertura del semestre di Expo diretta da Riccardo Chailly; Zaccaria è Mikhail Petrenko, una delle voci di basso più interessanti degli ultimi anni, e Fenena Annalisa Stroppa, applauditissima Suzuki lo scorso 7 dicembre.

Unanimemente considerato un punto di riferimento per il repertorio italiano, Nello Santi è strettamente legato a Nabucco, di cui è tra gli interpreti più accreditati. La sua lettura suscita un’attesa ancora più viva dopo il grande successo delle recite de La traviata con Anna Netrebko lo scorso febbraio. Santi tornerà sul podio nel maggio 2018 per la ripresa di Aida nello storico allestimento firmato nel 1963 da Franco Zeffirelli per la regia e da Lila de Nobili per scene e costumi.

Lo spettacolo realizzato da Daniele Abbado nel 2013, con le scene e i costumi di Alison Chitty, è una coproduzione con il Covent Garden di Londra, la Lyric Opera di Chicago e il Liceu di Barcellona. La scena si apre in un luogo sacro senza tempo, un cimitero ebraico che viene profanato dall’invasore babilonese costringendo gli ebrei ad abitare il deserto, un evocativo spazio vuoto caratterizzato da scarni elementi simbolici (sabbia, fuoco) e animato dal fondamentale apporto dei video firmati da Luca Scarzella.

Una lettura che tiene conto delle implicazioni che quest’opera dai forti connotati politici assume dopo le tragedie del Novecento ma evidenzia soprattutto la riflessione universale sul tema dello sradicamento e dell’esilio.