Una lettera ti mette a nudo

Una lettera ti mette a nudo
Una lettera ti mette a nudo

FESTIVAL DELLE LETTERE 2017 14 e 15 ottobre

Unicredit Pavillion – Piazza Gae Aulenti MILANO

PROROGA BANDO DI CONCORSO FINO AL 15 AGOSTO

Tema: Lettera a un cervello in fuga

Il Festival delle lettere rinnova l’invito a scegliere carta, penna e francobollo per inviare la propria Lettera a un cervello in fuga, il tema che guiderà la XIII edizione della più grande manifestazione italiana che celebra la scrittura epistolare.

Ogni anno sono migliaia i cervelli che partono in cerca di qualcosa, un riconoscimento, un sogno da realizzare, un’esperienza da raccontare. A volte ci si lascia tutto alle spalle, altre volte ci si allontana per poi tornare. Per alcuni è un sacrificio, per altri invece è un desiderio. Qualcuno fugge da fermo, con la testa da un’altra parte. Capita anche che ad andarsene sia il nostro stesso cervello, che proprio non ne può più di noi.

Sono tanti i motivi per cui scappare, o desiderare di farlo: come in tutte le edizioni il Festival delle Lettere lascia la massima libertà di interpretazione a chiunque vorrà partecipare.

Speranze, insicurezze, paure e fiducia: una lettera può dare libero sfogo a ogni sentimento possibile e porta chi scrive o la legge in un mondo in cui tutti possono fuggire… quello delle emozioni.

Prorogata al 15 agosto la scadenza del bando di partecipazione. Oltre al tema principale, altre tre categorie in concorso: Lettera a tema libero, Lettera dal cassetto e Lettera Under14, categoria riservata agli scrittori più giovani.

Le migliori lettere ricevute saranno lette e selezionate da una giuria qualificata.

Le vincitrici per ogni categoria saranno premiate in occasione della XIII edizione del Festival delle lettere, che si svolgerà a Milano il 14 e il 15 ottobre presso l’Unicredit Pavillion in Piazza Gae Aulenti.
Per l’edizione 2017 il Festival delle Lettere ha scelto di collaborare con il blog delle mamme dei cervelli in fuga, strettamente legato al tema di quest’anno.

… Estratti di “Lettere a un cervello in fuga” attualmente in concorso.. Ho imparato a sopportare l’idea di non vederti più. Avverto, tuttavia, la mancanza dei periodi in cui affidavo a te i miei pensieri, alternanza di gioie e dolori, di sicurezze e paranoie, perciò ti scrivo.

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Non ti accontenti, fai bene, perché hai messo sempre impegno in quello che hai fatto, hai sempre lottato e faticato e la fatica s’è messa dalla tua parte ricompensando tutta la voglia e il duro lavoro che hai fatto. Perché dovresti fuggire? Perché dovresti farlo se hai lottato qui?

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Se voltarsi indietro significa avere memoria di chi si è stati, allora è bene ogni tanto"voltarsi indietro". Anche questo è un modo per dirti di andare avanti, ma con la consapevolezza che tutti i passi che facciamo in avanti sono il frutto di quei passi che abbiamo fatto prima e tu "hai camminato tanto”.

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Sento la tua mancanza, ma di più dovrebbe sentirla il nostro paese, perché una terra che perde i propri figli, getta via ciò di cui ha bisogno per essere viva. Sei una donna che vale, non arrenderti mai.

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Proprio mentre sto cercando le parole giuste per convincerti a rimanere, mi è venuta in mente anche un’altra cosa: la tua vita è tua. Non è del tuo Paese, non è dell’Italia, non è del lavoro, non è neppure di tua madre. La tua vita è tua. E, dato che ci siamo sempre detti la verità, oggi ti dico anche questo: vai dove vuoi andare. Vai, finché sei in tempo!

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Scrivevi che stavi bene, ma ti mancava la tua casa… C’è un passaggio tra mariagiulia.trippa@gmail.com quelle righe scritte fitte “ogni tanto spediscimi una lettera vera, come questa,che si possa toccare”. Ora sono qui a riprovarci, perché hai ragione, avere tra le mani un foglio scritto con la penna è un po’ come accarezzare quelle dita…

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Guardo gli occhi delle persone care, dei bambini dei nostri vecchi amici: hanno quella fame di sapere e quella voglia di amare che non ti sembrava di vedere più, scoraggiato com’eri. Forse decideranno come te di cercare fortuna altrove, ma per quelli di loro che decideranno di restare si può e si deve creare un mondo diverso.

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Oggi sei tu che insegni a me che si può rischiare, che si deve affrontare la vita anche così, con tagli netti, con fiducia nella propria volontà, con un po’ dimfollia! Io non so se avrei avuto tanto coraggio, anzi sono certa che non l’avrei avuto.

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Quando mi portavi nel campo pieno di soffioni dietro casa, prendevi quel fiore e mi dicevi: “I sogni sono come i semi attaccati a questo fiore, liberali nell’aria e cresceranno”. Adesso quando guardo quei fiori speciali, vedo il tuo sorriso e quando il vento li muove sento il tuo respiro